
Lo sapevate che… nel greco antico c’è una cosa che pochi ricordano, ma che racchiude un significato meraviglioso. Ecco, nell’italiano c’è il maschile e il femminile! Nel greco antico invece no, c’era una forma che oggi non esiste più nella nostra lingua: il neutro.
Perché vi ho detto che è qualcosa di straordinario? Perché per gli antichi greci la differenza più importante non era tra maschile e femminile, tra uomo e donna, ma tra chi ha un’anima e chi no. Tra ciò che è cuore, sentimento, vita, e ciò che non sentendo nulla, non è nulla. Per i greci la cosa più importante di tutte era questa: distinguere le cose dalle persone. L’acqua, le onde, ad esempio, sono parole neutre nel greco antico. Ma il mare è una parola femminile, perché è dal mare che nasce l’onda, ed è l’anima del mare che dà ritmo all’acqua. Perché solo l’anima sente, solo l’anima trema, solo l’anima piange. Solo chi ha anima sa farsi tempesta.
«L’anima è una lingua,» disse un poeta, «ma è raro trovare chi la parla.» Il neutro esprime qualcosa che noi abbiamo perduto, il senso delle relazioni tra le cose e tra le persone. Naturale che oggi fatichiamo a comprendere il perché del neutro in un mondo dove le cose hanno preso il posto delle persone. Inseguiamo e desideriamo cose. Ci danniamo l’anima per delle cose. Veniamo trattati e trattiamo gli altri come cose.
Ma la vita non è fatta di cose, ecco cosa vi stanno dicendo i greci. La felicità non significa possedere ma condividere. Nei poemi omerici la spada è sempre vista come parte del braccio proteso a colpire. Il celebre scudo di Achille Omero ve lo mostra nel momento esatto in cui viene forgiato, perché gli oggetti esistono in funzione dell’uomo e non il contrario. «Gli oggetti sono fatti per essere usati. Le persone sono fatte per essere amate. Il mondo va storto perché si usano le persone e si amano gli oggetti.» Perché la vita non è un avere e un prendere, ma un essere e un diventare. Non è ciò che hai, ma ciò che sei che fa la differenza.