
Nel bel libro “Il signore delle mosche” è narrato con spaventosa inevitabilità la regressione psichica e sociale di un gruppo di ragazzini bene educati, finiti per un incidente aereo su una isola deserta e rapidamente trasformati in crudeli selvaggi assassini, adoratori di una testa di cinghiale putrefatta su un palo.
Quando si perde la propria identità individuale, si perdono anche tutti i valori, sostituiti da quelli artificiosi imposti da un potere vigente, che impone anche la propria visione del mondo, la formazione dei rapporti relazionali o la loro limitazione, i principi stessi di etica e salute psicofisica, i concetti assoluti di bene e di male.
È allora che si affastellano le fascine dei roghi pubblici, la censura soffoca ogni voce dissidente, i vari Giordano Bruno vengono bruciati vivi come eretici.
Cosa diceva in fondo Giordano Bruno?
” Ci sono infiniti molteplici mondi, nell’ universo e dentro ogni uomo, infinite molteplici possibilità e variazioni”.
La prima cosa che si nega è questa: tutti devono indossare la stessa divisa, essere sani o malati a seconda di determinate regole prestabilite, non pensare più con la propria testa.
Ora, l’aspetto peggiore di questi stati non è tanto l’uso della coercizione, che comunque determina alla fine una reazione, una ribellione, quanto la complicità generalizzata delle vittime stesse, che si riconoscono non come vittime ma come parte integrante, perfino soddisfatta, di uno stato aberrante di cose, cellule integrate in un sistema funzionante e funzionale.
Questo corrisponde alla perdita di un sé distinto, alla ingestione in una indifferenziata generica omologazione.
La globalizzazione iniziata nel secolo scorso già portava verso tutto questo: le radici storiche e culturali scomparivano davanti ad una mancanza di identità e di pensiero, che si nascondeva dietro ad una universalità generica ed indistinta, a modelli unici privi di anima e passato, e quindi anche di futuro.
Senza le nostre più personali immagini interiori, siamo poveri, immiseriti. Senza i nostri miti, ci restano solo gli idoli di stagno.
Ho sognato ieri notte.
Cosa?
Una donna bellissima.
Che faceva?
Annaffiava un deserto e faceva spuntare fiori stupendi.
È un sogno stupido. Non significa niente.
Però mi ha fatto stare bene.
Per stare bene sai cosa devi fare.
Cosa?
Smettila di sognare.
Ma il deserto allora continuerebbe ad espandersi, a soffocare tutti i fiori.
Non ci servono fiori.
Non ci servono?
No. E nemmeno uccelli ed erba e pericolose emozioni.
Cosa ci serve allora?
Lo stanno annunciando adesso con gli altoparlanti.
È una voce troppo alta, non la capisco.
Non serve capire. Basta che faccia quel che dicono.
Ma come faccio a capirlo?
Basta che guardi quello che fanno tutti.
La donna bellissima non è svanita.
Aspetta che la si sogni ancora.
E la sua brocca è sempre piena.