
In un pomeriggio del 1975, un giovane David Gilmour dei Pink Floyd rimase letteralmente folgorato da un nastro amatoriale che gli era capitato tra le mani. La voce che usciva dai diffusori non somigliava a nulla di udibile su questo pianeta: era un timbro fanciullesco e ancestrale al tempo stesso, che si inerpicava su melodie labirintiche. Quella voce apparteneva a Catherine Bush, una sedicenne che viveva in una fattoria del Kent circondata da libri di poesie e pianoforti. Gilmour capì immediatamente di trovarsi di fronte a un genio e decise di aiutarla a registrare un demo professionale, dando inizio a una delle carriere più enigmatiche della musica moderna.
Quando nel 1978 uscì “Wuthering Heights”, il mondo rimase ipnotizzato. Kate Bush appariva nei video come una figura eterea, vestita di rosso, che danzava attraverso la nebbia con movimenti ispirati dal mimo e dalla danza moderna. Fu la prima donna a raggiungere la vetta delle classifiche britanniche con un brano scritto interamente da lei. Non era solo una cantante pop; era una regista che metteva in scena mondi letterari, trasformando i romanzi di Emily Brontë o i film di guerra in esperienze sonore immersive. La sua casa discografica voleva un altro singolo facile, ma Kate aveva già lo sguardo rivolto altrove.
L’ossessione per il controllo creativo la portò presto a ritirarsi nei suoi studi personali. Kate Bush è stata una delle prime artiste a comprendere il potenziale del Fairlight CMI, uno dei primi campionatori della storia. Mentre i suoi contemporanei usavano la tecnologia per essere moderni, lei la usava per essere antica: campionava il suono delle pietre che rotolano, il fruscio del vento o il battito delle ali, creando un folk elettronico che sembrava emergere direttamente dalla terra. Questo lavoro meticoloso culminò nel 1985 con Hounds of Love, un capolavoro diviso a metà, dove il secondo lato era un concept album sull’esperienza di naufragare in mare aperto durante la notte.
Nonostante il successo globale, Kate scelse la via del silenzio. Per dodici anni scomparve quasi completamente dalla vita pubblica, dedicandosi alla famiglia e alla cura del suo giardino, alimentando leggende metropolitane sulla sua clausura. Quando tornò nel 2005 con l’album Aerial, dimostrò che il tempo non aveva scalfito la sua curiosità: un intero disco dedicato alla luce del sole e al canto degli uccelli. La sua è una storia di resistenza artistica; ha rifiutato tour estenuanti e le logiche del marketing per proteggere la propria integrità, tornando sul palco solo nel 2014 per una serie di concerti-evento a Londra che andarono esauriti in pochi minuti.
Oggi, Kate Bush è considerata la madre spirituale di ogni artista che cerca di coniugare avanguardia e melodia. La sua musica ha attraversato i decenni rimanendo sospesa fuori dal tempo, capace di tornare in cima alle classifiche mondiali anche quasi cinquant’anni dopo il debutto, grazie alla potenza emotiva di brani come “Running Up That Hill”. Sotto i suoi grandi occhi scuri e il sorriso timido, Kate rimane la strega buona del rock, colei che ha dimostrato che si può conquistare il mondo restando chiusi nella propria stanza, sognando tempeste e cieli infiniti.