
Il nostro sistema scolastico è qualcosa di indecente; ascoltando 10 persone si hanno dieci versioni diverse riguardo la responsabilità dello scatafascio. Molti, (ancora!) danno la colpa ai nuovi mezzi di comunicazione di massa che “deviano” i ragazzi, che disimparano a scrivere, che si allontanano dai libri etc etc. Ora, io non so i motivi per i quali siamo ridotti in queste condizioni, però un giorno , tempo fa, mi sono recato al Provveditorato agli Studi.
Piazza Vittorio riassume in sé tutti gli orrori della capitale.
Traffico a prova di esaurimento nervoso, Decibel che neanche i Deep Purple, ai tempi gloriosi dei Marshall da centomila watt sono mai riusciti a raggiungere; rifiuti antistanti i banchi del mercato che fanno impallidire i Quartieri Spagnoli di Napoli.
Di contro, c’è da convenire che le persone (la gggente), sono espansive e disponibili. E così, dopo una lunga e circostanziata descrizione del percorso che dovevo seguire, il giornalaio mi augura un buon giorno. Ahi, Cassandra!!
Venerdì mattina, un cielo azzurro, il sole inclinato delle undici, il clima mite di queste ultime frange d’ autunno.
Poi, voltato l’ angolo, improvviso, l’ Inferno!
E non, oltre lo Stige, come il Poeta ci ha informati. No. In una viuzza stretta, traversa di Via di Conteverde, in pieno centro di Roma.
E’ lì, è proprio lì, infatti, che ha sede il Provveditorato agli studi.
Aggressivo, irreale, grottesco!
“Brazil” di T.Gilliam ha, al confronto, la tranquillità di un prato inglese;
La vita è una lotta continua, d’accordo, a volte anche fisica, ma questo è decisamente troppo.
Ringhiando e sgomitando cerco di guadagnare uno dei due ingressi, o forse l’ uscita… no, da questo posto non credo si possa uscire; inoltre, nessuno sembra averne la minima intenzione.
Sono riuscito ad entrare…
Ed è qui, nell’ androne più grande, dove le pareti sono tappezzate di elenchi di ogni genere con comunicati deliranti, dove alcuni uscieri sono trincerati in un gabbiotto di vetro, qui mi rendo conto. Un lampo, un’ illuminazione, dopo aver percepito gli sguardi, i gesti, gli atteggiamenti delle persone che mi assalgono da ogni dove.
Questa gente ci crede! Queste ragazze, con scarpe nere lucide basse, o dai tacchi a spillo, o con le Clark sbiadite, con giacca e gonna abbinate o jeans e maglioni larghi, con borsette di coccodrillo o sacche di tela sulla spalla, queste donne dallo sguardo fermo e scostante o attento e curioso, beh, tutte loro hanno negli occhi l’ intima convinzione che tutto ciò sia nell’ ordine naturale delle cose. Nessuna sembra avere il minimo dubbio che nelle graduatorie chilometriche, nei concorsi per cento posti e centomila candidati, negli anni passati a “supplire”, possa esserci qualcosa di fondamentalmente insano.
Il lavoro non c’è: è un fatto. Non ci si può permettere di snobbare nulla.
Qualsiasi occasione va presa al volo.
Ma qui dentro, in questo marasma, negli sguardi, nei gesti, nelle voci alterate di tutte queste persone, è evidente una follia collettiva.
Potrebbero cominciare ad informatizzare il tutto e, quantomeno, ridurre il caos. Altro che inveire contro Internet!
Esco, non ne posso più!
Piazza Vittorio è piena di sole, i banchi dei fiorai sono coloratissimi ed emanano mille profumi diversi, l’ aria è più limpida ed il traffico è diminuito; passeggio, lentamente, inspirando a fondo, portando passi lunghi e ben distesi.
…. e ne sono ancora fuori.