
Non è un film, ma una serie Paramount che porta la firma del vecchio Guy Ritche.
La serie ha qualche punto in comune con LA FURIA DI UOMO, un film anch’esso di Richie.
Stesso universo narrativo, due stili diversi, anche se complementari. E, soprattutto, un personaggio in comune.
Il faccendiere.
In Mobland ha il collo taurino e lo sguardo affabile di Tom Hardy. Nel film ha lo sguardo altrettanto comprensivo e un taglio di capelli indimenticabile di un certo Darrel D’Silva.
C’è un cazzo di problema?
Basta telefonare al faccendiere. Tra modi brutali, minacce da fare accapponare la pelle, distacco emotivo, humor anglosassone, una certa brillantezza, totale affidabilità e rapidità di ragionamento, riesce a mettere una toppa ovunque. Comunque.
Ricorda certamente il vecchio Mr. Wolf tarantiniano. E tanti altri personaggi di quella stoffa.
Nel caso di Mobland, gli autori provano a caratterizzare il faccendiere anche al di fuori dalle sue indimenticabili entrate in scena.
Non era certamente facile.
Un personaggio del genere è difficile da immaginare fuori da quei momenti.
È come uno stregone. È una specie di personaggio fantasy. Non esiste davvero fuori dal suo ruolo.
Moglie? Figli? Amanti? Passioni?
Mobland ci riesce? A volte. Non sempre.
Ma ti viene voglia di allenare il tuo problem solving.