
Il 6 ottobre 1945 nasce Ivan Graziani, la chitarra rock della musica d’autore italiana. Libero, testardo, indipendente, emarginato dai salotti, è stato l’artista più originale della nostra canzone. Un anticonformista nato, un anarchico con gli occhiali rossi capace di mandare al diavolo case discografiche, stracciare contratti, rompere rapporti con i colleghi musicisti pur di mantenersi libero come un lupo d’Abruzzo. La provincia era la sua casa, la sua vita, il suo modo di pensare e di agire. L’amore dei profumi di una terra, di certe storie difficili, perfettamente dipinte nei testi, hanno fatto di lui un cantautore decisamente fuori dal coro. Autore di immortali capolavori come “Lugano addio”, “Agnese” “Firenze” è stato un personaggio atipico, sempre “avanti” rispetto ai suoi contemporanei, inventore di un suono attualissimo e raffinatissimo, che ha saputo insegnare alla canzone d’autore italiana un nuovo approccio al rock.
“Non è un delitto essere il migliore, vedere dove gli altri non san vedere, fiutare il vento come un animale e avere un’anima senza frontiere”. Un’anima che resiste al tempo, impigliata tra un’onda e uno spartito. L’anima del migliore.
“Un vero chitarrista muore, deve morire sul palco.”
(Ivan Graziani)
Ivan Graziani si spegne a soli 51 anni per un tumore al colon. Per sua volontà, il cantante e chitarrista viene sepolto con il suo iconico gilet di pelle e la chitarra Gibson, uno degli strumenti a cui non rinunciava mai.
“L’immortalità è il ricordo che si lascia nella memoria degli uomini. Quest’idea spinge a grandi imprese. Meglio sarebbe non aver vissuto che non lasciare tracce della propria esistenza.”
Perché Graziani è un graffio profondo. Oltre la musica c’era la sua scrittura per flash, a tratti quasi metafisica: le immagini in grado di evocare, il racconto della provincia, i personaggi malinconici e paradossali, teneri e feroci che sembrano uscire da un film, da un fumetto.
(Ivan Graziani, 6 ottobre 1945 – 1° gennaio 1997)