
Il panpsichismo nasce, in un certo senso, dal desiderio umano di trovare continuità e ordine nel cosmo. Il filosofo olandese Baruch Spinoza (1632-1677) immaginava un universo in cui materia e spirito erano due facce della stessa sostanza. Secondo Spinoza, non c’è separazione tra mente e mondo: persino una pietra, a suo modo, possiede “pensieri”. Questo concetto non ha tanto a che fare con una coscienza paragonabile a quella umana, ma con l’idea che ogni cosa condivide una scintilla di esistenza consapevole, un riflesso di un ordine più grande.
Questa idea, all’epoca di Spinoza, suonava rivoluzionaria. Nacque in un periodo dominato dalla visione cartesiana, quella del dualismo di Cartesio, che divideva il mondo in res cogitans (la mente) e res extensa (la materia). Spinoza, al contrario, propose un’ontologia unitaria: il mondo non è fatto di due cose separate ma di una sola sostanza indivisibile e infusa di coscienza.
Questo pensiero ha attraversato i secoli trasformandosi, trovando nuove incarnazioni e alleati. Il concetto di un universo consapevole, infatti, si lega profondamente al desiderio umano di comprensione spirituale. In India, per esempio, la filosofia vedantica ha a lungo declamato il principio che la coscienza non è un prodotto del cervello, ma una caratteristica fondamentale dell’universo, come lo spazio o il tempo.