
Era passato un sacco di tempo dall’ultima volta che avevo scritto qualcosa della mia storia.
Strada e vita. La stessa cosa, alla fine.
Poi è arrivata l’intelligenza artificiale… e mi ha tolto la voglia.
Perché ormai chiunque può scrivere. Chiunque può tirare fuori un pezzo fatto bene, pulito, perfetto… magari anche migliore del mio.
Sintassi, forma, punteggiatura: tutto in ordine. Tutto preciso.
Ma io non cercavo quello.
E, a dirla tutta, mi ero anche rotto il cazzo di scrivere le solite cazzate.
Così buttai giù qualche riga. Tanto per non perdere la mano. Tanto per ricordarmi chi ero.
Intanto era arrivato il freddo.
Quello vero. Quello che ti entra nelle ossa e ti fa bestemmiare anche quando stai zitto.
La moto era già pronta: modalità “Freddo”.
Protezioni gambe. Mani coperte. Tutto montato.
Perché la Harley la rispetti, e lei rispetta te.
Non mi alzai presto.
E con questo cambio di fuso orario era una merda totale.
Unione Europea del cazzo: volete gestire nazioni intere e non siete capaci nemmeno di eliminare un’ora sbagliata, inutile, medioevale.
Poi arrivò quel momento.
Quello che non ha bisogno di spiegazioni.
Pigiai il pulsante d’accensione.
La Harley si svegliò.
E io con lei.
Orgoglio puro.
Perché io amo le mie moto.
Partii.