
(in rosso aggiunto)
Cosa vuole capire di uno che a dieci anni e mezzo scopre che la madre l’ha mollato per seguire sconosciuti più o meno a sud prima di risalire cadavere dopo natale ed il padre preferisce morire con l’autoscontro per festeggiare l’anno nuovo? Cosa pensa che se ne faccia, lì in mezzo al crocevia dei loro casini, improvvisamente in casa di una bigotta, tirchia e noiosa, del cane che gli hanno lasciato prima di andarsene per i fatti propri? Da qualche parte devi cominciare, se non capisci la gente e non la segui, puoi concentrarti sugli animali. Il cane. Avevo solo chiesto di andare allo zoo e mi avevano lasciato un cane. Cosa vuole che ci capissi io di come si tratta un cane. Il pomeriggio che trovai la zia rantolante sulle scale, con la mia licenza ancora fresca dell’odore della matita appena appuntita, il cane era lì. Quel lurido bastardo nero scodinzolava e guaiva, la leccava e piangeva. Non si staccava da lei. Una scena disgustosa. Improvvisamente avevo perso anche le briciole. L’ultima parente rinsecchita, pressoché estranea che mi tartassava di regole stupide sen’era andata di colpo ed il cane se ne stava dalla sua parte. Se ci penso, non che mi avesse mai filato davvero. Se ci penso è da lì che ha cominciato a ringhiare ed abbaiarmi. Non che a me importasse. Avevo ben altro da fare che stare dietro ad un cane. Poi con quell’andirivieni di gente, di bare, di bisbigli e assistenti sociali. Cosa vuole che ci facesse uno di undici anni e mezzo con un cane nero e stupido che preferiva stare dalla parte del mondo e non dalla sua?
Cosa vuole che ci facesse un ragazzino improvvisamente libero di andare dove gli pare e non avere una sola direzione dove puntare? Un giorno torno a casa, nella buca una lettera, tanta carta intestata e poche righe per spiegare dove dovevo andare fino a maggiore età. L’ennesima cosa assurda, conclusiva, l’ultima porta della gabbia verso la quale tutti mi avevano confinato. Non avevo più nessuno, colpevole di nient’altro che di essere venuto al mondo, ed al contempo ero tra le sbarre senza scampo. L’enorme vuoto della casa echeggiava di un niente metallico ed opprimente. Il cane era in camera della vecchia, fermo sul tappeto sotto il suo letto, non schiodava da lì. Credo abbia capito subito, mi guardava con occhi umidi e mobili. Neanche so come o cosa, ricordo solo che ad un certo punto l’ho acchiappato, solo il contatto della mano sulla collottola ispida, e penso di aver urlato senza sentire nulla fino al suo lamento stridulo mentre il peso del corpo gli si accasciava al suolo. Deve essere stato lì che si è rotto la zampa. Deve essere lì che avrà capito quanto fossimo importanti l’uno all’atro. Ma io ero già lontano, fuggito da quello schifo.
E le assicuro che non so come abbia fatto a trovarmi ma è proprio lui, lui, lo stesso cane che dopo tutti questi anni mi aspetta piazzato all’ingresso di casa affianco al raccapricciante ammasso di lardo a farmi le poste prima di entrare in casa.
Immagino cosa penserà di me, le farà ribrezzo quello che ho fatto, ma a me sembrava di essere pari. Insensibili e bisognosi, degni l’uno dell’altro, e costretti alla rabbia per vivere. In fondo se ci avessi pensato sarei potuto fuggire e basta, come del resto ho fatto dopo, sarei potuto andare allo zoo o dovunque volessi e invece mi sono ritrovato preda di una reazione bestiale nella mia gabbia di ragazzino
PETER: Ma è assurdo.. è assurdo un cane, che quel cane sia tornato a cercarla…
Jerry: Le pare? Davvero. Un cane, quel cane, eppure mi ha trovato, capisce? Sta lì, dopo tutto questo tempo come a dirmi che nonostante la distanza abbiamo un qualcosa che ci lega e adesso posso provarci più volte e anche se non sta affianco a me, qualsiasi cosa faccia, non schioda. Quando insisto nel transitare sconclusionato, a zonzo per posti senza senso o mi allontano senza direzione, per lui non ho scampo. Ancora non so incontrarlo ad una distanza minore di un metro e mezzo ma possiamo guardarci per un tempo buono, concentrarci sul muso reciproco e riconoscerci.
(Peter lo guarda come se fosse un invasato)
Ma lei che ne sa di come si impara a stare in un rapporto con qualcuno, diciamo intanto con un animale. Per lei sarà facile, basta seguire i desideri dei suoi familiari. Le bambine, cosa vogliono? Basta comprare pappagalli, lasciarli volare in gabbia e semmai lasciare ad un gatto la scelta di misurarsi e guardarli davvero. Io invece, per lei sarò strano, fuori dalle righe, avrò preferito avere a che fare con hamburger avvelenati e cani ostinati per gusto.
PETER. Mi…mi dispiace; non volevo…
JERRY. Lasci perdere. Immagino che non sappia proprio cosa farsene di me, eh?
(…..continua)