
Ma esattamente COSA dovrebbe dire a Putin, adesso?
Negli ultimi tre anni, dall’Europa e dagli “alleati”, sono già volati — in ordine sparso — tutti gli epiteti possibili:
– Joe Biden: “criminale di guerra”, “dittatore”, “macellaio”.
– Sergio Mattarella: “autocrate”, “aggressore”, “nemico del diritto internazionale”.
– Luigi Di Maio: “terrorista di Stato”, “nuovo Hitler” (iperbole d’ordinanza).
– Carlo Calenda: “tiranno”, “criminale”, “va fermato con ogni mezzo”.
– Pina Picierno: “mostro”, “nemico dell’umanità”, “regime da abbattere”.
Nel frattempo:
– nessun canale diplomatico serio;
– nessuna proposta negoziale;
– nessuna via d’uscita che non sia “più armi, più sanzioni, più retorica”.
Quindi, davvero:
COSA dovrebbe dire ora?
Ripetere gli stessi slogan, alzando il volume?
Aggiungere un insulto nuovo al catalogo?
Oppure — bestemmia geopolitica — dire qualcosa che apra una trattativa?
La domanda resta lì.
In sospeso.
Come tutto il resto.