
Leggo un post di Laura Pigozzi che riferisce di genitori che non vogliono più “mentire” ai bambini su Babbo Natale o sulla magia in assoluto. Non mi stupisce e naturalmente mi turba. Altre volte ho constatato, anche qui, come molta letteratura per giovani persone tenda (non sempre) a fare a meno della magia in assoluto, pensando che il realismo sia qualcosa che prepara alla vita.
È vero l’esatto contrario: la magia prepara alla vita. Ricordate il “catechismo” di Stephen King?
“Credo che una monetina possa far deragliare un treno merci.
Credo che nelle fogne di New York ci siano alligatori, per non dire di topi grossi come pony Shetland.
Credo che si possa strappar via l’ombra a una persona con un picchetto da tenda.
Credo che esista davvero Babbo Natale e che tutti quei tizi vestiti di rosso che si vedono in giro per le strade a Natale siano i suoi aiutanti.
Credo che intorno a noi ci sia un mondo invisibile”.
Eccetera.
Io ho mentito moltissimo ai miei figli.
Mi sono raccomandata di lasciare i biscotti e i mandarini sul tavolo della cucina, la notte del 24 dicembre.
Ho ottenuto la complicità di mio suocero perché facesse rumore di zoccoli di renna (c’è riuscito) sul balcone.
Ho lasciato sul tavolo briciole e una tazzina sporca di caffé.
E sono stata felice di vederli crescere credendo a quel che non si vede.
Perché, come diceva Ursula Le Guin, chi non crede ai draghi, dai draghi verrà mangiato. Da dentro.