
”Occhiali spessi, stempiato, naso importante. Un’aria dismessa, con quel maglioncino a strisce addosso. Questo è Lorenzo, interpretato da Carlo De Ruggieri, in Boris. Un personaggio che sta sullo sfondo ma che entra, subito, in ciascuno di noi. Pur comparendo praticamente più di tutti gli altri in scena ci vogliono otto minuti prima che abbia il suo momento. Quando, cioè, viene avvicinato dal suo collega stagista Alessandro (di un altro reparto, però).
Vessato, umiliato, deriso, Lorenzo è un parafulmine sul quale cadono le peggiori angherie. Ultima ruota del carro, peggio di Alessandro, deve subire un mondo abitato da gente che di lui se ne frega. Può contare solo su se stesso. Ed è proprio contando solo sulle sue forze che riuscirà a emergere, camminando sui corpi esanimi dei suoi compari, meno fortunati di lui. Perché ci vuole fortuna ad avere uno zio senatore, anche se di parte avversa.
Lorenzo è così: intelligente ma non furbo; professionale ma non parac**o. A un pregio che pesa come un macigno non corrisponde un difetto che lo aiuterebbero a far parte della crew. Un paradosso, se si pensa in termini di meritocrazia. La normalità se si frequentano certi ambienti dove c’entrano più le protezioni politiche che i curricula.”