
Il 18 gennaio del 2023 si spegne il leggendario chitarrista statunitense David Crosby.
Otto mesi prima Crosby aveva conquistato i titoli dei giornali per aver chiuso la sua carriera sul palco, durante un concerto dal vivo. “Sono troppo vecchio – aveva detto – per andare oltre. Non ho la forza”. Crosby aveva però promesso che non si sarebbe ritirato del tutto. “Ho registrato molti dischi – aveva aggiunto – ma ora a ottant’anni, morirò presto ed è giusto così. È come funzionano le cose. Ma cercherò di tirare fuori altra musica finché ce la farò. Ne ho un’altra in canna”.
Il leggendario “tricheco” del rock, chiamato così per via dei baffi inconfondibili, di fatto inventò il folk-rock psichedelico californiano, portando i suoi Byrds lontani dalla loro cover di “Mr. Tambourine Man” (che pure aveva contribuito a far conoscere). Con Stills, Nash e Young negli anni ‘70 diede vita ad un amatissimo supergruppo, ma è con il primo album solista che consegna il testamento di un’epoca, e il capolavoro di una vita: “If I could only remember my name” esce nel 1971, a due anni dall’incidente d’auto in cui morì la fidanzata di Crosby, che da allora perderà il controllo di se stesso e diverrà preda delle droghe, per tantissimi anni. All’album parteciparono Neil Young, Graham Nash, i Grateful Dead di Jerry Garcia, i Jefferson Airplane, Joni Mitchell, David Frieberg dei Quicksilver e Jorma Kaukonen.
È stato inserito per due volte nella “Rock and Roll Hall of Fame”: nel 1991 assieme agli altri membri dei Byrds e nel 1997 assieme a Stephen Stills e Graham Nash.