
Quando si confonde “prosciolta” con “innocente”, non è informazione. È manipolazione.
Non se ne può più di questo vittimismo costruito a tavolino.
Sentire Chiara Ferragni parlare oggi di “giustizia finalmente fatta”, di “processo ingiusto” e di “non aver fatto nulla” è una rappresentazione falsa dei fatti.
Ferragni non è stata assolta.
È stata prosciolta per improcedibilità.
Sono due cose completamente diverse.
Non esiste alcuna sentenza che dica:
– “il fatto non sussiste”
– “non ha commesso il fatto”
Il giudice non ha negato l’esistenza del fatto.
Ha stabilito che, mancando un’aggravante (come la minorata difesa), il reato di truffa non fosse perseguibile d’ufficio, ma solo a querela di parte.
E cosa è successo?
Le querele sono state ritirate dopo pagamenti e accordi:
sanzioni Antitrust, risarcimenti, donazioni, transazioni con associazioni e soggetti coinvolti.
Milioni di euro.
Quando una querela viene ritirata, il processo penale si ferma.
Ma il fatto non viene cancellato.
Non diventa “mai esistito”.
Non diventa “inventato”.
Infatti:
– l’Antitrust ha accertato pubblicità ingannevole;
– le comunicazioni erano approvate e firmate;
– quelle frasi inducono i consumatori a credere che acquistando il prodotto si aiutasse un ospedale.
Questo non è “niente”.
È una responsabilità accertata in sede amministrativa e civile.
Dire oggi:
“Non ho truffato nessuno, era tutto finto, sono stata distrutta per nulla”
è una falsificazione della realtà giuridica.
Ferragni non è stata scagionata nel merito.
È uscita dal penale per una questione tecnica, dopo aver pagato.
Confondere (o far finta di confondere) un proscioglimento per querela ritirata con un’assoluzione è disonesto.
Trasformare una vicenda chiusa a colpi di transazioni in una storia di persecuzione è puro marketing del vittimismo.
La giustizia non ha detto:
“non ha fatto niente”.
Ha detto:
“non posso più giudicare penalmente”.
Ed è un’enorme differenza.