
Per certi versi la scienza contemporanea concede una piccola rivincita al tanto maltrattato Aristotele. Nei secoli più recenti, quasi tutti gli scienziati naturali hanno sbeffeggiato l’horror vacui e si sono impegnati a dimostrare che si possono evacuare porzioni di spazio da tutta o quasi la materia che vi è contenuta. Ma una volta che si è arrivati al vuoto quantistico si è scoperto, con qualche imbarazzo, che la natura sembra avere, in effetti, una forte riluttanza a prevedere stati materiali del tutto privi di una qualunque cosa. Il vuoto quantistico, con le sue fluttuazioni e le sue infinite popolazioni nascoste di materia e antimateria, è tutt’altro che vuoto. Se Aristotele fosse ancora fra noi, sorriderebbe beffardo alle conclusioni cui è giunta la scienza contemporanea (Guido Tonelli; L’eleganza del vuoto. Di cosa è fatto l’universo, p. 150).