
Dopo la morte di John Bonham, il 25 settembre 1980, i Led Zeppelin si trovarono davanti a una domanda inevitabile: era possibile continuare?
Prima della decisione ufficiale di sciogliere la band, Jimmy Page e l’entourage del gruppo presero in considerazione, in modo informale, diversi batteristi di alto livello. Tra i nomi emersi in quel periodo ci fu anche quello di Franz Di Cioccio, storico batterista e membro fondatore della Premiata Forneria Marconi.
A raccontarlo è stato lo stesso Di Cioccio in più interviste negli anni successivi. Nelle settimane dopo la scomparsa di Bonham, arrivò un contatto esplorativo: non un’audizione formale, ma un avvicinamento per sondare la sua disponibilità. La stima nei suoi confronti era legata alla sua solidità tecnica, alla precisione ritmica e alla reputazione internazionale che la PFM si era costruita negli anni Settanta, soprattutto nel circuito prog europeo e anglosassone.
Di Cioccio accolse la cosa con sorpresa e rispetto, ma non manifestò mai un reale interesse ad approfondire. Da un lato si sentiva pienamente coinvolto nel percorso della PFM, dall’altro considerava John Bonham una figura talmente centrale per il suono dei Led Zeppelin da rendere impensabile una vera continuità senza di lui.
La proposta non andò oltre quella fase preliminare. Non ci furono prove, né incontri operativi.
Nel dicembre 1980 i Led Zeppelin annunciarono ufficialmente lo scioglimento, dichiarando apertamente che senza Bonham la band non poteva esistere.
Resta così un episodio poco noto, ma significativo: il riconoscimento internazionale verso Franz Di Cioccio e, allo stesso tempo, uno degli ultimi tentativi silenziosi dei Led Zeppelin di capire se fosse davvero possibile andare avanti dopo la perdita del loro batterista.