
XIII SECOLO, LA SEDE DEI PAPA A NAPOLI
Durante il periodo angioino fra le mura di Castel Nuovo si verificò uno dei più noti eventi della storia medievale: il «gran rifiuto» di Celestino V.
La cerimonia dell’abdicazione ebbe luogo il 13 dicembre 1294 nella sala maggiore del maniero che allora si chiamava «Sala del Tinello».
Davanti alle alte cariche della Chiesa riunite in concistoro il vecchio eremita, con voce tremante, lesse la dichiarazione di abiura, si tolse la tiara dal capo, si liberò del manto, si sfilò l’anello papale e rimase in cotta bianca; dopo di che si affacciò a una finestrella e, per l’ultima volta, benedisse il popolo che si era adunato commosso intorno al castello senza riuscire a capire il motivo di un gesto tanto inconsueto quanto sconvolgente.
Non passarono dieci giorni e, nella stessa sala, il conclave dei cardinali elesse al soglio pontificio Benedetto Caetani di Anagni, che prese il nome di Bonifacio VIII.
Questo papa, combattivo e scontroso, dimostrò subito di quale tempera era fatto e, per sottrarsi all’invasione dei d’Angiò, decise di trasferirsi immediatamente a Roma.
Il soggiorno papale a Napoli è legato alla complessa situazione politica del XIII secolo in Italia: dopo la morte di papa Niccolò III nel 1280, il papato entrò in tensione con l’imperatore tedesco Rodolfo I di Habsburgo e i ghibellini; nel 1294 i cardinali, bloccati in conclave a Perugia, scelsero come papa l’eremita Pietro da Morrone (Celestino V), che non aveva esperienza politica e si sentiva sopraffatto, trovando protezione e ospitalità presso Carlo II d’Angiò, re di Napoli e alleato del papato contro i ghibellini.
L’abdicazione di Celestino V è un evento unico nella storia del papato, essendo l’unica volta che un papa abdicò volontariamente per incapacità a gestire le incombenze del ruolo; Bonifacio VIII poi temette l’influenza eccessiva dei d’Angiò e decise di riportare il papato alla sua sede tradizionale a Roma, affermando l’autonomia pontificia rispetto alle potenze secolari.