
In questo periodo si parla tanto di sicurezza, ma in che modo? Decreti spot, repressione, slogan securitari da parte di chi governa da anni che non solo non hanno risolto alcun problema da questo punto di vista, ma ne hanno aggravato la situazione soprattutto nelle nostre grandi città, spesso lasciate sole a gestire problemi di ordine pubblico molto gravi.
In questo contesto, vi segnalo la bella intervista di Domani.it alla sindaca di Genova Silvia Salis, che vi riassumo:
“La sicurezza è un tema complesso, non esiste sicurezza senza giustizia sociale. Se non hai lavoro, cure, casa, non significa che diventi criminale ma è evidente che la società ti spinge ai margini. Una società ingiusta produce insicurezza. L’ordine pubblico non può esistere senza sicurezza, e la sicurezza non può esistere senza sicurezza sociale. Bisogna garantire che una gamma di diritti sia realmente esigibile, non solo sulla carta. Dove i diritti non sono esigibili nascono sacche di insicurezza e criminalità.
Cosa può fare una città? Quello che stiamo facendo: chiedere allo Stato strumenti per gestire la sicurezza urbana in modo integrato con il governo, come stanno chiedendo molti sindaci. E servono risorse: finanziaria, edilizia scolastica, trasporto pubblico. Alla fine i Comuni hanno la coperta cortissima.
Sarebbe utile che ogni parte politica ammettesse che nessuno può risolvere il problema da solo. Ci hanno raccontato, in una lunga campagna elettorale e poi in anni al governo, che questo tema sarebbe stato risolto. Nei suoi aspetti legati all’immigrazione irregolare, per esempio, non sono gestibili da un Paese da solo ma sono frutto di accordi internazionali. A Genova ad esempio quando la polizia locale ferma degli irregolari, il 70% poi resta in città perché non ci sono accordi bilaterali: è un lavoro sfibrante e frustrante.
Per la sinistra sicurezza è far coesistere sicurezza e aspetti sociali della sicurezza. La deriva repressiva, ordinanze e decreti spot, è più semplice e parla alla pancia di chi ha paura. Il decreto spot dice solo: “qui è successo qualcosa, ora basta” ma non risolve nulla. Appesantisce la giustizia e il lavoro amministrativo. Il problema non è avere nuove leggi ma far funzionare quelle esistenti.
Il mio operato ha un principio guida molto semplice: voglio dormire la notte. Voglio evitare che mi suonino alla porta alle cinque del mattino. Voglio potermi guardare allo specchio con soddisfazione, sapendo di fare ciò che è giusto, o il più vicino possibile al giusto, per la sicurezza, l’incolumità e il rispetto della legge. Se questo non porta consenso, pazienza. Chi amministra deve seguire l’interesse della città e dei cittadini, non il consenso”.