
«Io non sapevo niente. Stavo guardando la televisione ed è apparso lo spot… mi sono guardato intorno e mi sono detto ‘Ma io questa casa non ce l’avevo nel ’94′». Mauro Mortaroli, autore della celebre pubblicità della Sip con Massimo Lopez, racconta così lo stupore provato vedendo riapparire in tv lo storico spot, proprio nei giorni di Sanremo 2026. Anche per lui, che quell’idea l’aveva creata con cura anni fa, è stato un momento di vero spaesamento.
Racconta che non era neanche stato avvisato di questa replica: si è trovato improvvisamente catapultato indietro di trent’anni. Non solo lui: il pubblico ha subito riconosciuto quella scena in cui Lopez, davanti al plotone di esecuzione, chiede di fare una telefonata a casa come ultimo desiderio. Sui social sono fioccati centinaia di commenti positivi, cosa piuttosto rara a giudicare dalla tendenza generale a criticare qualsiasi cosa. Forse si tratta di nostalgia, o forse, come dice Mortaroli, è quell’effetto “si stava meglio quando si stava peggio”.
Lo spot è andato in onda identico a com’era nel 1994, senza aggiunte né spiegazioni. Sono in molti a domandarsi il motivo di questa scelta, ma forse la risposta è da cercare nella partnership tra Tim e il Festival di Sanremo: «L’effetto curiosità è stato sicuramente raggiunto – ci ha spiegato Mortaroli – e ora è probabile facciano qualcosa stasera, perché hanno creato un’aspettativa enorme, un po’ come se per lanciare una partita di calcio facessero vedere Italia-Germania». La frase “Una telefonata ti allunga la vita” è ormai entrata nell’immaginario comune, al punto da risultare di nuovo virale a distanza di decenni.
Quando gli viene chiesto perché questa pubblicità abbia ancora tanto successo, Mortaroli offre una spiegazione chiara: oggi la pubblicità si è trasformata, ha perso quel tocco di creatività e spettacolo che un tempo sapeva emozionare e sorprendere. «Oggi questo non c’è più, ma se chiedo alla gente attenzione per 30 secondi in cambio io devo per forza dare qualcosa».
Ripensa poi a come nacque lo spot: la Sip, in quegli anni monopolista, voleva spingere le persone a telefonare di più, ma non era facile convincere il pubblico in un contesto del genere. È venuta fuori l’idea di legare la telefonata a una situazione estrema e surreale come un’ultima richiesta davanti al plotone d’esecuzione.
Il successo è stato tale da portare a Cannes il Leone d’Oro, un premio che secondo Mortaroli fu assegnato proprio perché quel modo di pensare era profondamente italiano: “Solo un italiano poteva chiedere una telefonata invece di una sigaretta in punto di morte”.
Lavorare con Massimo Lopez e il regista Alessandro D’Alatri per lui è stato un vero piacere. Racconta di aver collaborato anche con altri grandi nomi come Tullio Solenghi, Christian De Sica e, in altri progetti, Aldo, Giovanni e Giacomo, Bonolis e Laurenti. Ma la pubblicità con Lopez è quella che gli ha cambiato la vita, anche se, una volta ritirato il premio a Cannes, si è accorto che non era poi così rivoluzionario come pensava.
Quando si parla dei cambiamenti nel mondo della pubblicità, Mortaroli sottolinea che a cambiare sono solo i mezzi, non i principi: conoscere chi hai davanti e capire il contesto rimane fondamentale. “Se non conosci il contesto e la cultura in cui operi e lavori, non avrai mai gli strumenti idonei per comunicare. ”
Di fatto, lo slogan “Una telefonata che allunga la vita” è rimasto scolpito nella memoria di tutti.