
Quando Sergei Lavrov dice che a Ginevra si discute delle CAUSE PROFONDE del conflitto, non sta facendo propaganda.
Sta facendo POLITICA.
Parla di NATO, di sicurezza, di Donbass, di discriminazioni linguistiche e religiose.
Parla di ciò che – piaccia o non piaccia – Mosca considera le radici della guerra.
E mentre Washington almeno SI SIEDE a discutere di queste cause,
l’Europa cosa fa?
Ripete lo slogan: “La Russia è la causa”.
Fine dell’analisi. Fine della strategia.
Ma la pace non nasce dagli slogan.
Nasce dal riconoscere che un conflitto ha sempre più di una dimensione: geopolitica, culturale, militare.
Si può non essere d’accordo con Mosca.
Ma ignorare le sue motivazioni significa scegliere la prosecuzione del conflitto.
Chi vuole davvero la pace affronta le CAUSE.
Chi vuole solo la narrazione affronta i microfoni.
E finché Bruxelles resterà ancorata alla retorica morale senza iniziativa diplomatica autonoma, continueremo a guardare altri negoziare il nostro destino.
La saggezza è sedersi al tavolo.
L’orgoglio sterile è restare fuori.