
Ovvero della vittima che ha ucciso il predatore.
La ragazza che ha fatto scoperchiare il vaso di Pandora.
A costo della sua Vita.
Se oggi in tutto il mondo le magistrature sono costrette a occuparsi degli Epstein files lo si deve a Virginia Giuffre, una delle vittime di Epstein che ha deciso di lottare. A prezzo della sua vita, si è suicidata o lo è stata, non lo so, prima che uscisse il suo libro che sto leggendo in questi giorni, perchè Epstein è solo la fine del tragico percorso.
Credo che il minimo da fare prima di aprire bocca su questa vicenda sia leggere questo libro. Perche c’è un filo rosso che unisce la villa degli orrori alle case di tutta la società e parla della responsabilità sociale di tutto ciò.
Poi ne parliamo.Libro devastante.
oggi sono arrivato qui.
“Finché, in una giornata afosa qualche settimana prima del mio diciassettesimo compleanno, mentre mi avviavo a piedi alla spa di Mar-a-Lago per prendere servizio, dietro di me un’auto rallentò. Vorrei poter dire di aver avvertito una presenza maligna che mi tallonava, ma quando entrai nell’edificio non ebbi il minimo sentore del pericolo incombente. Nell’auto non avevo visto le due persone che stavo per incontrare: un’ereditiera inglese di nome Ghislaine Maxwell e il suo autista, Juan Alessi, che lei si ostinava a chiamare “John”. In seguito Alessi avrebbe testimoniato in aula che quel giorno, quando mi aveva avvistata – con i miei lunghi capelli biondi, il fisico esile e quello che lui descrisse come un aspetto visibilmente “giovane” – dal sedile posteriore Maxwell aveva urlato: “Fermati, John, fermati!” Alessi obbedì, Maxwell scese dall’auto e cominciò a seguirmi. Io non lo sapevo ancora, ma un altro predatore stava accorciando le distanze. Quella, però, si sarebbe rivelata diversa da tutti agli altri. A differenza di mio padre, di Forrest, di Ron Eppinger o dell’uomo a cui Eppinger mi aveva ceduta, Maxwell era una predatrice alfa: avida e implacabile all’interno quanto da fuori appariva bella, elegante e sicura di sé. Di nuovo, vorrei poter dire di aver visto oltre la sua maschera di raffinatezza, di aver intuito, come un cavallo, l’enorme minaccia che rappresentava. Invece la mia prima impressione di lei fu la stessa che avevo avuto di tutti gli ospiti facoltosi che avevo il compito di accogliere a Mar-a-Lago. Che fortuna, pensai, se crescendo potessi assomigliarle.”