
Federico e Arianna dal dentista
Io non so perché continuo a dire sì ad Antonella. Cioè, lo so: perché sono innamorato come un idiota. Ma ogni volta che lei mi chiede un favore, finisce che mi ritrovo in situazioni che neanche nei film di Fantozzi.
«Fede, amore, mi accompagni Arianna dal dentista? Io proprio non posso oggi…» “Amore”. Lei lo dice come si dice “passami il sale”. Io, ovviamente, accetto. E ora eccomi qui, davanti allo studio dentistico “Dott. Balestrieri — Odontoiatria e Illuminazione Spirituale”. Giuro che c’è scritto così.
Arianna è accanto a me. Ha quindici anni, ma l’energia di un cucciolo di labrador dopo tre caffè. Salta, ride, mastica una gomma come se stesse allenando la mascella per un torneo.
«Fede, ma tu sei sicuro che questo dentista è bravo?» «Non lo so, Arianna. Non l’ho scelto io.» «L’ha scelto zia Antonella?» «Sì.» «Ah, allora è bravissimo.» «Perché?» «Perché zia Antonella sceglie solo uomini che la guardano come se fosse Beyoncé.» Io deglutisco. «Arianna, per favore, non dire queste cose.» «Ma è vero! Tu non la guardi così?» «Io… io…» «Ecco, vedi?»
Entriamo.
La sala d’attesa è un incubo estetico: pareti color verde menta, poster di denti sorridenti che sembrano minacciosi, e una musica di sottofondo che credo sia una versione per flauto dolce di “My Heart Will Go On”.
Arianna si siede e inizia subito a dondolare la sedia. «Arianna, smettila, ti ribalti.» «Ma nooo, guarda, è stabile!» La sedia si ribalta. Con lei sopra. Io la tiro su come se stessi recuperando un naufrago.
La segretaria ci guarda come si guarda un sacchetto dell’umido che perde.
«Arianna Rossi?» «Presente!» urla lei, come se fosse in caserma. Io mi scuso con lo sguardo. La segretaria sospira. «Il dottore la vede subito.»
Entriamo nello studio. Il dentista è un uomo sulla cinquantina, baffi importanti, camice bianco stirato con precisione militare. Appena vede Arianna, sorride. Appena vede me, smette.
«Allora, signorina, cosa la porta da noi?» Arianna si siede sulla poltrona e inizia a toccare tutti i pulsanti. La poltrona sale. Scende. Si inclina. Si raddrizza. Io cerco di fermarla, ma lei ride come una pazza.
«Arianna, per favore!» «Ma è divertentissimo! Guarda, Fede, sembra un’astronave!» Il dentista tossisce. «Signorina, per favore, si fermi. Non è un parco giochi.» «Ma perché non li fate i parchi giochi dentistici? Sarebbe un’idea geniale!» «Sì, certo…» mormora lui, mentre mi lancia uno sguardo che dice: Perché l’hai portata qui?
«Allora, apriamo la bocca…» Arianna apre la bocca. Ma non per farsi visitare. Per parlare.
«Dottore, ma lei è sposato?» Io mi porto una mano sulla faccia. Il dentista si immobilizza. «Ehm… sì.» «Ah, peccato. Perché mia zia Antonella è single, sa?» «Arianna!» «Che c’è? Sto solo facendo networking!»
Il dentista si schiarisce la voce. «Signorina, per favore, apra la bocca e non parli.» Arianna apre la bocca. E parla. «Mmmh mmmh mmmh?» «Non capisco.» «Mmmh mmmh mmmh!» «Arianna, devi smettere di parlare!» «Mmmh mmmh mmmh!!!» Il dentista si arrende. «Va bene, lasciamo perdere.»
Poi succede la cosa peggiore.
Arianna vede il trapano.
«Oooh! Posso provarlo?» «NO!» urliamo io e il dentista in coro. Lei ride. «Scherzavo! Forse.»
Il dentista inizia finalmente la visita. Io sto in un angolo, sudando come se stessi sostenendo un esame di stato.
«Allora, signorina, vediamo…» Lui guarda nella bocca di Arianna. Si ferma. Si irrigidisce. «Signorina… lei ha… un confetto incastrato tra i molari.» «Ah sì, quello di stamattina!» «Da quanto è lì?» «Da stamattina.» «E perché non l’ha tolto?» «Mi ero dimenticata.» Il dentista mi guarda come se fossi il tutore legale di un alieno.
Alla fine, la visita finisce. Arianna salta giù dalla poltrona come se avesse vinto un premio. «Fede, è stato bellissimo! Possiamo tornare?» «No.» «Ma dai!» «No.» «Ma perché?» «Perché no.»
Usciamo. Io sono distrutto. Lei è felice come una pasqua.
«Fede, grazie! Sei il migliore!» Io sorrido. E penso: Per Antonella farei anche questo. Ma la prossima volta porto un tranquillante. Per me.