
(L’immagine allegata creata artificiosamente, mostra la posizione reale della non più esistente chiesa di san Giuseppe Maggiore ipotizzando la festa dedicata al santo protettore dei falegnami vista da piazza Bovio lungo via Sanfelice)
Il giorno di San Giuseppe interrompe piacevolmente la quaresima con i suoi dolci fritti.
San Giuseppe è in particolare il patrono dei falegnami e dei friggitori, onde ambedue festeggiano la loro festa con opera di loro fattura.
In via Medina, davanti alla chiesa del santo, si vedono in questo giorno una quantità di bancarelle con lavori di intarsio e utensili per bambini.
In numero particolarmente grande si vendono le raganelle, e fino a tarda notte i ragazzi vanno in giro sonando la raganella, e cantando.
La chiesa di sera è illuminata a festa; da un palco, eretto a questo scopo, risuona un concerto strepitoso, e l’affollamento di popolo è straordinariamente grande.
I friggitori ornano le loro botteghe con le immagini del purgatorio, poiché, probabilmente, suppongono che anche le anime siano fritte nell’olio.
San Giuseppe è per loro un giorno di abbondanza, poiché allora vengono consumati in gran quantità il genere di dolci fritti nell’olio molto gustosi, chiamati zeppole.
Davanti alla porta del miglior friggitore di zeppole, che ha il nome fastoso di Pintauro, stanno ferme tutto il giorno le carrozze; quelli che vi stanno dentro mangiano zeppole, e la stessa bottega è piena tanto da essere schiacciata e soffocati.
Chi vuol darsi un tanto mondano deve banchettare tutto il 19 marzo in casa o fuori con le zeppole di Pintauro di Toledo.
Il popolo sta in questo giorno per le strade davanti alle padelle bollenti, e consuma zeppole, per amore di San Giuseppe; si vedono famiglie povere stare in casa e, adoperando una sedia capovolta come tavola, fare il loro banchetto festivo.
E pure a sera tardi, quando si passa davanti alle finestre, si trova il napoletano, doppiamente affamato dopo lunga privazione, in crocchio coi suoi sedere intorno al piatto di zeppole.
Un paio di candele, che bruciano nella stanza davanti all’immagine di Maria illuminano l’allegro gruppo.
Evviva San Giuseppe delle zeppole! ….
La vecchia chiesa ormai non più esistente, si ergeva in via San Giuseppe, prosecuzione di via Medina verso Monteoliveto, dove oggi inizia via Armando Diaz, nel punto in cui la strada s’incrocia con via Medina, via Monteoliveto e via Cardinale Guglielmo Sanfelice, a pochi passi da piazza Bovio e piazza Municipio e davanti a piazza Matteotti.
Costruita nell’anno 1500 per volere dei cosiddetti mannesi, in lingua napoletana i falegnami di carri, che volevano un tempio da dedicare al loro patrono, fu demolita nel 1934, per via del progetto di risanamento dell’antico rione Carità, cominciato in epoca fascista, che ha portato importanti palazzi di architettura del Ventennio come il palazzo della Questura, il palazzo delle poste, il Palazzo della Provincia, la Casa del Mutilato.
Il cardinale Alessio Ascalesi volle preservare l’interno dell’antica chiesa prima in un nuovo edificio religioso realizzato in via Tasso, poi la scelta cadde su di una piccola chiesetta del rione Luzzatti, nel quartiere Poggioreale, che per la mirabile scelta dell’alto prelato fu ampliata.