
Io non volevo venire. L’ho detto, l’ho ripetuto, l’ho anche mimato. Ma Federico, quando si mette in testa una cosa, diventa una specie di bulldozer emotivo.
«Dai Cris, è domenica! Porta Portese! È un’esperienza antropologica!» «Federico, io volevo dormire.» «Dormirai da morto. Vieni.»
E così eccomi qui, alle nove del mattino, trascinato in mezzo a un fiume umano che sembra uscito da un documentario sulla sovrappopolazione.
Porta Portese è un’entità vivente. Respira, spinge, inghiotte, risputa. E noi siamo due globuli bianchi in un sistema immunitario impazzito.
Federico è in estasi. Io sono in modalità sopravvivenza.
«Cris, guarda! Una macchina fotografica del ’72!» «Federico, non funziona.» «Ma è bellissima!» «È rotta.» «È vintage.» «È rotta.» «È un pezzo di storia.» «È rotta.»
Lui la compra. Ovviamente.
Poi veniamo risucchiati nel reparto vestiti. Un signore ci urla: «Ragazzi! Tre magliette dieci euro! Dieci euro tre magliette! Se non comprate siete complici del capitalismo!» Federico si ferma. «Cristiano… ci ha chiamati complici del capitalismo.» «Federico, non iniziare.» «Dobbiamo comprare qualcosa.» «No.» «Sì.» «No.» «Cristiano, è una questione etica.» «Federico, è una trappola.»
Lui compra tre magliette. Taglia XL. Lui porta la S. Dice che “le farà stringere”.
Poi succede la prima cosa assurda.
1. L’uomo dei calzini
Un tizio ci si para davanti con un sacchetto pieno di calzini colorati.
«Ragazzi! Calzini antimicrobici! Antisudore! Anti‑vita! Dieci euro il pacco!» Federico: «Anti‑vita?» «Sì! Non muoiono mai!» «Ma sono calzini.» «Appunto!»
Federico compra due pacchi. Io cerco di capire se sono in un sogno.
2. La signora del lampadario
Stiamo camminando quando una signora anziana, minuscola, con un cappotto leopardato, mi afferra il braccio.
«Giovanotto, mi aiuti?» «Certo… cosa serve?» Lei indica un lampadario enorme, barocco, dorato, con angioletti nudi che suonano trombette.
«Lo regge un attimo mentre cerco i soldi?» Io lo reggo. Lei sparisce. Io resto lì, in mezzo alla folla, con un lampadario del ’700 in mano.
Federico torna e mi trova così. «Cristiano… perché hai un lampadario?» «Non lo so.» «Dove l’hai preso?» «Non lo so.» «Perché lo tieni?» «Non lo so.»
La signora non torna più. Dopo dieci minuti, un venditore mi dice: «Oh, bello, se lo vuoi sono cinquanta euro.» «Ma non lo voglio!» «Allora lascialo.» «Ma non è mio!» «E di chi è?» «Non lo so!»
Alla fine lo appoggio per terra e scappiamo.
3. Il venditore di vinili “spirituali”
Federico viene attirato da un banchetto di vinili. Il venditore ha un turbante, un poncho e un accento romano che rovina tutto.
«Ragazzi, questi dischi aprono i chakra.» Federico: «Davvero?» Io: «Federico, no.» Venditore: «Questo, per esempio, allinea l’anima.» Federico: «Quanto costa?» Io: «Federico, NO.» Venditore: «Trenta euro.» Federico: «Li vale?» Venditore: «No.» Federico: «Lo prendo.»
Io mi arrendo.
4. Il cane che non è un cane
A un certo punto, vediamo un animale strano. Piccolo, peloso, con gli occhi sporgenti. Federico dice: «Che carino il cane!» Il proprietario dice: «È un procione.» Federico dice: «Posso accarezzarlo?» Il proprietario dice: «Meglio di no.» Federico lo accarezza. Il procione ringhia. Federico urla. Io rido. Il proprietario dice: «Te l’avevo detto.»
5. Il venditore di “antichità”
Federico si ferma davanti a un banchetto di oggetti “antichi”.
«Guarda Cris! Una spada medievale!» «Federico, è di plastica.» «No, senti il peso!» «È piena di sabbia.» «È un trucco dei templari.» «Federico… ti prego.»
Il venditore interviene: «È autentica.» «È di plastica.» «Autentica plastica medievale.» Federico la compra.
6. Il caos finale
Stiamo per andare via quando un gruppo di turisti tedeschi si ferma davanti a noi. Uno di loro inciampa. Cade addosso a Federico. Federico cade addosso a me. Io cado addosso a un banchetto di borse. Le borse cadono addosso a un signore. Il signore urla. Il venditore urla. Federico urla. Io urlo.
Il venditore ci insegue. Federico corre. Io corro. I tedeschi corrono. Il procione corre.
Alla fine ci rifugiamo dietro un camioncino di panini.
Federico è sudato, spettinato, con una spada medievale di plastica in mano e un vinile “spirituale” sotto il braccio.
«Cristiano… è stata una mattinata incredibile.» «Federico… io ti odio.» «Vuoi un calzino antimicrobico?» «Federico, ti prego.»
Lui sorride. Io respiro. Porta Portese continua a vivere, urlare, vendere, inghiottire.
E penso: La prossima domenica non rispondo al telefono.