
Era inevitabile che ad un certo punto arrivassero a farsi sentire i militari, che sanno come funziona. Il generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore congiunto degli Stati Uniti, ha avvertito Trump che “colpire l’Iran causerebbe una guerra prolungata, molto costosa e dall’esito incerto”.
Lo Stato Maggiore congiunto degli Stati Uniti è l’organo che riunisce i capi di tutte le diverse branche delle forze armate americane ed il suo capo, appunto il generale Caine, a nome di TUTTE le branche delle forze armate americane, ha consigliato a Trump di non procedere con un attacco all’Iran.
Dagli anni 2000 gli Stati Uniti simulano una guerra contro l’Iran. Nei loro wagame gli USA perdono SEMPRE. Non ogni tanto: SEMPRE. I militari lo sanno e si può ben dire che sono in rivolta, specie quando avevano accolto Trump come il presidente che doveva mettere fine alle follie di Biden.
Almeno altre due o tre volte i militari USA si sono rifiutati di attaccare l’Iran sin dalla prima Guerra del Golfo nel 1998 e specialmente dopo il 2001.
Il più famoso rifiuto è stato quello dell’Ammiraglio William “Fox” Fallon, capo del Comando Centrale USA – il CENTCOM, l’organo responsabile per l’Area del Medio Oriente – che tra il 2007 ed il 2008 si rifiutò di attaccare Teheran come ordinato da Bush ed i suoi affermando che “nessuno avrebbe attaccato l’Iran fino a quando lui fosse stato a capo del CENTCOM”.
Nel 2008 Esquire definì Fallon “l’uomo che sta tra la guerra e la pace” ed il suo “not on my watch” sull’Iran è oggi considerato uno dei momenti cardine del rapporto tra militari USA e politici di Washington.
Tutti ricorderanno poi cosa successe nel 2008 e la crisi economica gigantesca che seguì.