
Il bambino che vedete nell’immagine si chiama Jad Jadallah. O meglio: si chiamava.
Aveva 14 anni e abitava ad al-Far’a, in Cisgiordania. Era con due amici quando sono arrivati i soldati israeliani.
Ha provato a scappare, non ce l’ha fatta. I soldati gli hanno sparato con dei fucili d’assalto.
Da quel momento, per oltre quaranta minuti, è rimasto a terra a dissanguarsi mentre chi gli aveva sparato stava a guardare.
Nei video recuperati dalla Bbc si vede tutto. Jad che si muove appena, che alza le mani, che rotola lentamente cercando qualcuno che lo aiuti. Si vedono i soldati parlare tra loro, tenere la posizione, puntare i fucili. Si vede un uomo con il passamontagna nero che lo fissa mentre agonizza, che lo guarda morire.
E quando due ambulanze palestinesi provano ad avvicinarsi, i soldati israeliani le bloccano.
In uno dei filmati si vede un militare lanciare qualcosa accanto al corpo (qualcosa che sembra una pietra) e poi scattare una foto. Come a fabbricare una prova che giustifichi quello che hanno fatto.
La versione ufficiale dice che Jad era un terrorista perché avrebbe lanciato una pietra.
Una pietra.
Ecco, ci raccontano che in Palestina oggi c’è la pace, ma questa non è pace.
Non esiste pace mentre Israele continua a occupare territori che non gli appartengono, mentre i coloni si espandono illegalmente in Cisgiordania, mentre milioni di palestinesi vivono sotto assedio.
Non chiamatela pace. Non finché un bambino di 14 anni viene ucciso e lasciato agonizzare davanti ai suoi assassini.