
Il 30 luglio 1566, 105 galee ottomane si avvicinano alla costa di Pescara.
A bordo: 7.000 soldati. Al comando: Piyale Paşa, il Kapudan Paşa — l’ammiraglio supremo della flotta ottomana sotto Solimano il Magnifico.
Un uomo che l’anno prima aveva quasi fatto cadere Malta.
Sulla riva opposta, dentro le mura della fortezza di Pescara, c’è una guarnigione piccola. Piccola davvero. Le fonti non ne tramandano il numero esatto, ma bastò a fare la storia.
Il comandante è Giovan Girolamo II Acquaviva d’Aragona, Duca di Atri. Di fronte a quella foresta di galee, prende una decisione che non sta nei manuali di strategia militare.
Apre il fuoco.
Non un fuoco difensivo. Un fuoco di sbarramento totale, continuo, assordante. I cannoni della fortezza sparano come se dietro quei bastioni ci fosse un esercito sterminato. Come se Pescara fosse inespugnabile.
Non lo era. Ma Piyale Paşa non poteva saperlo.
Spoiler:
L’ammiraglio ci casca. Reduce dal disastro di Malta — quattro mesi di assedio fallito nel 1565, migliaia di uomini persi contro i Cavalieri di San Giovanni — non può permettersi un altro bagno di sangue contro una fortezza che sembra impossibile da prendere.
Rinuncia allo sbarco. Gira le prore verso sud.
Ortona, Tollo, Vasto: queste le pagano. Villaggi indifesi sul litorale abruzzese che non avevano né bastioni né cannoni né un duca abbastanza folle da bluffare. Le galee ottomane le saccheggiano e ripartono.
Pescara, invece, resta in piedi.
Non per superiorità militare. Non per un esercito imponente. Per un trucco. Un trucco di polvere da sparo e rumore, orchestrato da un uomo che aveva capito una cosa precisa: il nemico non attacca quello che non riesce a misurare.
Piyale Paşa aveva appena riconquistato Chio ai genovesi pochi mesi prima, stava devastando la costa adriatica, e fu fermato da una messa in scena.
La storia militare è piena di battaglie vinte con i numeri. Questa la vinse chi sapeva contare — e fece credere all’altro di averne molti di più.
In breve:
30 luglio 1566: 105 galee ottomane con 7.000 uomini si avvicinano a Pescara.
La piccola guarnigione guidata dal Duca di Atri simula una difesa enorme con un fuoco di sbarramento continuo.
Piyale Paşa rinuncia allo sbarco e saccheggia invece Ortona, Tollo e Vasto: Pescara si salva con un bluff.