
Non è ad Atene. Non è ad Alessandria. Non è sotto le sabbie di qualche deserto famoso.
È in un pianoro a est di Tarquinia, provincia di Viterbo, Lazio. Un posto che la maggior parte degli italiani non saprebbe indicare su una mappa.
Sotto quella collina ci sono 6.000 sepolcri etruschi. Camere scavate nella roccia, sormontate da tumuli, stese su 130 ettari di terreno. E dentro alcune di quelle camere — 200, per la precisione — ci sono affreschi che nessun terremoto, nessun saccheggio, nessun restauro del Settecento ha mai toccato.
E qui arriva il bello.
Quegli affreschi sono databili tra il VII e il II secolo a.C. Prima che Roma diventasse Roma. Prima che qualcuno pensasse di chiamare “arte italiana” qualcosa che veniva dipinto su una parete.
La Necropoli dei Monterozzi — questo il nome ufficiale — è il nucleo di pittura classica pre-romana più esteso dell’intero bacino del Mediterraneo. Non per ipotesi accademica, non per campanilismo. Per numeri.
Spoiler: i Greci non ne hanno una simile.
Alcuni di questi affreschi furono eseguiti da pittori greci, ingaggiati dall’aristocrazia etrusca locale per decorare le camere funebri. La Tomba dei Leopardi mostra due felini affrontati sopra un alberello, con un soffitto a scacchiera. La Tomba delle Leonesse documenta scene di banchetto e simposio. La Tomba dei Demoni Azzurri porta figure infernali alate di un blu che ancora oggi spinge i restauratori a chiedersi come sia stato ottenuto.
Massimo Pallottino — il più importante etruscologio italiano del Novecento — le aveva definite il “primo capitolo della storia della pittura italiana”. Non un’iperbole. Una descrizione tecnica.
Nel 2004 l’UNESCO ha inserito la necropoli — insieme a quella di Cerveteri — nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità, definendola «unica grande testimonianza di pittura antica». Non “significativa”. Non “rilevante”. Unica.
Comunque.
Di queste 200 tombe affrescate, oggi ne puoi visitare 22. Ventidue. Le altre sono chiuse: per preservazione, per mancanza di fondi, per ragioni logistiche che nessuno ha ancora del tutto risolto.
Il primo capitolo della pittura italiana giace sottoterra, in provincia di Viterbo, visitabile per l’11% del suo totale.
In breve:
Sotto Tarquinia (Viterbo) ci sono 6.000 sepolcri etruschi su 130 ettari: la Necropoli dei Monterozzi
200 tombe sono affrescate dal VII al II sec. a.C.: è il più grande archivio di pittura pre-romana del Mediterraneo
L’UNESCO nel 2004 l’ha definita «unica grande testimonianza di pittura antica», ma ne sono visitabili solo 22