
Ultimamente sto pensando una cosa che magari a molti sembrerà assurda, ma è una sensazione che non riesco a togliermi dalla testa su Jim Carrey.
Guardando il video del tributo che ha ricevuto ai Premi César ho avuto una percezione fortissima: per me non era lui. Il naso mi sembrava una protesi, le orecchie diverse, gli occhi con un colore cambiato. Anche la voce non mi suonava come la sua, e il modo di esprimersi mi dava una sensazione strana, quasi costruita.
E allora mi è venuto un pensiero preciso: e se avesse deciso di farsi da parte? Se si fosse stancato del sistema, dei riflettori, di tutto quello che comporta essere una star mondiale?
Potrebbe aver trovato – lui o chi per lui – un sosia molto simile, magari perfezionato anche con interventi chirurgici, per continuare a mantenere l’immagine pubblica attiva, far girare il nome, generare ancora guadagni…
mentre il vero Jim si è ritirato a vivere una vita più tranquilla, lontano da tutto, magari su un’isola o in un posto dove nessuno possa riconoscerlo.
È una riflessione personale, una teoria che nasce da quella sensazione di “non mi torna qualcosa”. Non ho prove, è solo un’intuizione che mi è scattata guardandolo.
E vi dirò di più: se io fossi nei suoi panni, probabilmente farei esattamente questo. Sceglierei la pace invece della fama, la libertà invece dell’esposizione continua.
Se davvero ha trovato un modo per uscire dal gioco e riprendersi la sua vita, io non potrei che tifare per lui. Lo sento come un fratello, uno spirito affine, e mi auguro che stia bene.
Forse grazie a questo suo gesto eclatante, finirà pian piano tutto il business del cinema e della musica che usa le persone come oggetti?