
Io non so nemmeno di chi sia questa festa. Sono venuta con un’amica che poi è sparita dopo cinque minuti con uno che aveva la camicia troppo stretta. Io rimango sempre un po’ così, in mezzo alla gente, con il mio bicchiere verde. È Assenzio, credo. O forse è un cocktail con un nome francese. Comunque, è verde, e mi piace il verde. Mi fa sentire… boh, luminosa.
Mi guardo intorno e vedo questo tipo vicino ai drink. Ha l’aria di uno che non vuole essere qui, e questa cosa mi attira subito. Io adoro la gente che non vuole essere nei posti. Sono più interessante. O almeno mi sembra.
Mi avvicino. Tac tac tac, i tacchi fanno un rumore che mi dà sicurezza. “Ciao”, dico. Lui risponde “Ciao” come se avesse paura che gli stessi vendendo qualcosa.
Gli chiedo cosa fa nella vita. Non so perché lo chiedo sempre, forse perché non so mai cosa dire. E lui mi risponde: “Io? Il meno possibile…”
Io rido. Ma non perché è una battuta. Rido perché non ho capito se è una battuta. E quando non capisco, rido. È il mio modo di stare al mondo.
Gli dico che io faccio una cosa creativa. Non so se è vero. Dipende dai giorni. A volte mi sento creativa, a volte no. A volte mi sento solo stanca. Ma lui non ascolta davvero, lo vedo. Guarda oltre la mia spalla, come se aspettasse un segnale.
Poi vedo arrivare un altro tipo, quello con la faccia da “sto per esplodere”. Si avvicina e dice qualcosa su una certa Carla, che dev’essere antipatica forte. Io non so chi sia Carla, ma mi piace il nome. Carla. Suona bene.
I due parlano un attimo, poi se ne vanno. Così, di colpo. Senza salutare. Io rimango lì con il mio bicchiere verde, che ormai sa di menta e di delusione.
Mi guardo intorno. La mia amica è ancora sparita. La musica è troppo alta. Il mio drink è finito.
Penso che forse dovrei andare via anche io. Ma poi mi arriva un altro bicchiere in mano, non so da chi, e decido che posso restare ancora un po’. Tanto, alla fine, non devo fare niente domani. O forse sì. Non ricordo.