
Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó accusa apertamente Kiev:
l’Ucraina starebbe bloccando deliberatamente l’oleodotto Druzhba, una delle principali arterie energetiche che riforniscono l’Europa centrale.
Secondo Budapest l’infrastruttura è perfettamente funzionante e potrebbe ripartire in un minuto.
Ma non riparte.
E non solo:
l’Ungheria accusa Kiev di mentire ai diplomatici stranieri e perfino di interferire nella campagna elettorale ungherese.
Ora fermiamoci un attimo.
Perché mentre a Bruxelles ci parlano di solidarietà europea, di democrazia e di difesa dei valori, nella realtà succede questo:
un Paese candidato all’UE
blocca una delle principali linee energetiche del continente
e lo fa — secondo Budapest — anche per pressioni politiche interne ad un altro Stato europeo.
Ma tranquilli.
Ci diranno che è tutto per la libertà, la democrazia e la sicurezza energetica europea.
Nel frattempo però il gasolio aumenta, l’industria rallenta
e i cittadini pagano.
Perché nella nuova Europa funziona così:
l’energia diventa arma politica.
E indovinate sempre contro chi.