
Mi presento da Zio Alfonso con l’aria di uno che sta per chiedere un prestito, ma non di soldi: di dignità. Lui mi apre la porta con quella lentezza da monaco zen che ha quando vuole farmi capire che non aveva nessuna intenzione di vedere qualcuno oggi, tantomeno me.
«Zio, ciao…» «Mh.» Il suo “mh” contiene già un giudizio morale, un’analisi sociologica e una previsione del mio fallimento imminente.
Entro. Lui si siede nella sua poltrona da filosofo in pensione — quella che sembra progettata per far sentire inadeguato chiunque gli stia davanti — e mi indica la sedia opposta come se fosse il banco degli imputati.
«Allora?» dice. «Cos’hai combinato stavolta?»
«Niente, zio. Cioè… una cosa. Ho un appuntamento.» «Condoglianze.» «No, dai, non iniziare.»
Lui incrocia le dita sul petto, come un cardinale che sta per scomunicare qualcuno.
«Cristiano, ogni volta che vieni qui con quella faccia da cane bagnato, significa che stai per chiedermi qualcosa di intellettualmente offensivo. Vai, spara.»
Respiro. È il momento.
«Lei è laureata in Filosofia.»
Silenzio. Un silenzio che pesa come un giudizio universale.
«E quindi?» chiede lui, con un sopracciglio che sale come un ascensore verso il settimo piano del disprezzo.
«E quindi… pensavo… magari… mi dai due dritte? Due concetti, due nomi, due robe da dire per fare bella figura.»
Lui chiude gli occhi. Li tiene chiusi per un tempo che considero preoccupante. Quando li riapre, ha l’espressione di uno che ha appena visto un crimine contro l’umanità.
«Cristiano. La Filosofia non è un deodorante da spruzzarsi addosso prima di un appuntamento.»
«Lo so, zio, ma—»
«No, non lo sai. Se lo sapessi, non saresti qui a chiedermi di trasformarti in una specie di influencer del pensiero critico.»
«Mi serve solo per rompere il ghiaccio.»
«Il ghiaccio? Cristiano, la Filosofia non rompe il ghiaccio. Lo approfondisce. Lo problematizza. Lo mette in discussione. E poi ti chiede se il concetto stesso di ghiaccio abbia senso.»
Io cerco di non sprofondare nella sedia.
«Zio, ti prego. Lei è brillante, colta, parla di etica, di ermeneutica, di… di…»
«Non sai nemmeno cosa significa ermeneutica.»
«Appunto! È per questo che sono qui!»
Lui si massaggia le tempie come se stessi provocando un’emicrania metafisica.
«Cristiano, ascoltami bene. La Filosofia è una disciplina seria. Richiede anni di studio, di letture, di errori, di dubbi, di insonnia. Non è un set di frasi da rimorchio.»
«Ma io non voglio fare il filosofo! Voglio solo non sembrare un cretino.»
«Troppo tardi.»
«Zio!»
«Cristiano, tu vuoi che io ti dia una specie di starter pack per impressionare una donna che ha passato anni a studiare Platone, Kant, Arendt, Butler… e tu arrivi lì con due concetti presi in prestito come un turista che compra il Colosseo in miniatura.»
«Ma magari funziona…»
«No. Non funziona. E sai perché? Perché lei capirà immediatamente che stai recitando. E non c’è niente di più patetico di un uomo che recita concetti che non capisce.»
Io mi passo una mano tra i capelli.
«Zio, ti giuro che non voglio fare il fenomeno. Voglio solo… non so… avere un appiglio. Un argomento. Un qualcosa.»
Lui mi guarda. Mi guarda davvero. E quando Alfonso ti guarda davvero, è come se ti facesse una TAC dell’anima.
«Cristiano, tu sei intelligente. Sei pragmatico. Sei ottimista. Sei uno che sa stare nel mondo. Lei lo vedrà. Non devi travestirti da filosofo. Devi essere te stesso.»
«Ma se poi mi chiede cosa penso di Nietzsche?»
«Le dici la verità.»
«E cioè?»
«Che non ne sai nulla.»
«E se mi chiede di Heidegger?»
«Le dici che ti mette ansia solo il nome.»
«E se mi chiede dell’etica?»
«Le dici che cerchi di essere una brava persona, ma non sempre ci riesci.»
Io lo guardo, un po’ sconfitto, un po’ sollevato.
«Zio… ma non puoi darmi almeno un concetto? Uno solo? Una frase? Un’idea? Qualcosa che non mi faccia sembrare un analfabeta funzionale?»
Lui sospira. Un sospiro lungo, teatrale, da professore che si arrende alla stupidità del mondo.
«Va bene. Uno. Ma uno solo.»
Mi sporgo in avanti come un bambino a cui stanno per svelare un segreto proibito.
«Dille questo: La filosofia non serve a trovare risposte, ma a formulare domande migliori.»
Io annuisco, soddisfatto.
«Perfetto! Grazie zio, sei un mito!»
«Cristiano…»
«Sì?»
«Non dirla come se stessi citando un aforisma da Instagram. O ti diseredo.»