
Le favole così come sono non vanno bene, ci hanno detto. «E perché il principe ha bisogno di una scarpetta per riconoscere Cenerentola? Non poteva guardarla in faccia?» Invece di portare sullo schermo belle trame, belle storie, hanno cercato di veicolare a tutti i costi messaggi inclusivi. Ma le fiabe non hanno mai avuto bisogno di essere inclusive.
Quando ero bambina non ho mai fatto caso al colore della pelle di Cappuccetto Rosso o di Pocahontas, e non mi sono mai domandata se Cenerentola fosse o non fosse una donna emancipata in base ai canoni moderni. Gli occhi dei bambini non guardano queste cose. Sono cresciuta prendendo le favole per quello che sono: magia, fantasia, sogni. Ed era bellissimo.
La famosa scarpetta di Cenerentola, ad esempio, non è soltanto una scarpetta! Ha una forma unica, tanto che può indossarla solo Cenerentola: è stata creata per lei perché solo lei ha le caratteristiche morali per calzarla. Le fiabe parlano di crescita, sfide, mostri da abbattere o ostacoli da superare. La morale del principe azzurro che risveglia Biancaneve con un bacio è che l’amore e la gentilezza fanno la differenza. Questo è il messaggio che arriva. Tutto il resto sono paranoie.
Ma vedete, è proprio questo il punto.
Leggere e saper leggere non sono la stessa cosa. Se non sai interpretare, se proietti sul passato i tuoi preconcetti, tu non stai leggendo. Oggi il vero problema è che la gente non sa interpretare: nella società della superficialità vedono soltanto le apparenze e non la sostanza.