
Studiava Astronomia a Bologna e giocava a pallavolo in una squadra di serie A, ma a 22 anni ha deciso che quello che noi chiamiamo “mondo ordinario” non faceva per lui.
Fermamente deciso a non voler contribuire al consumismo moderno, Fabrizio Cardinali, falconarese, intorno agli anni ‘80, ha così lasciato gli studi e ha girato l’Italia vivendo in comunità, e alla fine si è fermato sulle colline di Cupramontana, nel cuore delle Marche. Ha comprato un pezzo di terra e ha cominciato. Senza elettricità. Senza acqua corrente. Senza gas. Cinque ettari, un casolare ed un chilometro di sentiero sterrato per raggiungerlo. Una bandiera della pace appesa a una quercia all’inizio del percorso: il segnale che qui si può entrare.
Ha chiamato tutto questo la “Tribù delle Noci Sonanti”. Il nome viene da un proverbio di una vecchia contadina del posto: “Una noce dentro un sacco poco rumore fa. Ma tante noci insieme suonano.”
Nell’angolo di mondo scelto da Fabrizio, la giornata inizia all’alba. Poi si lavora la terra. Si produce olio, miele, frutta, verdura, grano macinato a pietra per il pane. Alimentazione vegetariana. La sera si legge a lume d’olio, si scrive il quaderno della lampada un diario che va avanti da decenni. Tutti possono fare questa esperienza e passare un po’ di tempo nella Tribù lavorando e condividendo la quotidianità del gruppo. Chi arriva è il benvenuto, purché contribuisca con le mani.
Intorno al 2010 nella vita di Fabrizio entra Gessica, una delle persone che aveva scelto di condividere quella vita. Dopo un po’ di tempo, qualcuno mette nella grande quercia sulla strada un fiocco azzurro: è nato Siddhartha, un bellissimo bambino con i capelli biondi. Viene alla luce in casa, come si faceva 50 o 60 anni fa: al centro della stanza principale dove c’è la cucina, dove si mangia e si chiacchiera con gli amici. E come accadeva in passato, sua madre non ha fatto ecografie, Siddhartha è cresciuto lontano dai protocolli convenzionali, non ha mai portato il pannolino usa e getta e non è mai stato lasciato solo in una carrozzina. Durante i primi anni Fabrizio e la sua compagna Gessica usavano un telo con il quale, attraverso diversi metodi di fasciatura, tenevano il bambino sempre a contatto con il loro corpo durante tutte le attività quotidiane.
Dopo qualche anno, Fabrizio e Gessica si separano e Siddhartha cresce diviso tra il bosco del padre nelle Marche e il mondo della madre in Liguria. Fabrizio lo istruisce lui stesso, quattro ore al giorno. Esame di prima media: ottimi voti. Un bambino che conosce il nome delle piante, sa macinare il grano, sa aspettare il pane.
Su questa storia il programma Geo & Geo ci ha fatto un servizio. Mentre due giovani registi marchigiani, Damiano Giacomelli e Lorenzo Raponi, hanno vissuto con loro quasi un anno, prima senza telecamere, solo per capire, e poi hanno girato 330 ore di materiale. Il documentario Noci Sonanti ha vinto il Premio Hera come Miglior Opera Prima al Biografilm Festival di Bologna nel 2019. Il Paese li ha guardati. Si è commosso. Ha applaudito.
E nessuno ha mai bussato a quella porta per contestare quello stile di vita.
A Siddartha sono mancati il banco di scuola? Lo zaino troppo pesante? La merenda confezionata? Il pomeriggio davanti allo schermo? Chi lo sa, forse sì o forse no.
Ma aveva un padre presente. Le mani nella terra. Il cielo e il tempo per guardarlo. Un adulto che aveva fatto una scelta, vera, coerente, portata fino in fondo, e che gliela mostrava ogni giorno senza proclami. Fabrizio non era e non è uno sciroccato, non è uno fuori di testa, è istruito, colto e quando lo senti parlare, avverti pace e armonia.
Siddhartha oggi ha diciassette anni. Divide il suo tempo tra il mondo del padre e quello della madre. Non ha scelto uno dei due, li porta entrambi dentro. Ed è esattamente questo il punto. Non si tratta di scegliere tra il bosco e la città. Si tratta di sapere da dove vieni, quando il mondo ti chiede chi sei.
Ora, non si tratta qui di dire cosa sia giusto per tutti. Ma di ricordarsi che esistono strade diverse ed esperienze meritevoli di esistere.
Le noci sonanti fanno rumore solo quando sono tante. E ogni volta che qualcuno sceglie davvero, con coerenza, con fatica, senza romanticismo, il rumore si sente.