
Alle 8:47 del mattino, davanti al bancomat della Banca Popolare del Centro, mi ritrovo nella solita micro-coda di persone che hanno già rinunciato alla dignità. C’è chi guarda il telefono, chi guarda il nulla, e chi fissa il bancomat come se fosse un oracolo pronto a cambiare improvvisamente idea sulla loro vita. Davanti a noi, un uomo sui sessanta, cappotto cammello e aria da pensionato illuminato, si gira verso la fila e annuncia: — “Signori, oggi non dà contanti. Oggi dà solo verità.” Ci irrigidiamo tutti. Una signora con la permanente color rame mormora: — “Oddio, un altro…”. L’uomo appoggia la mano sul bancomat come un sacerdote sull’altare. — “Io ho chiesto 50 euro. Lui mi ha risposto: ‘Hai davvero bisogno di 50 euro, o hai bisogno di capire perché li spendi?’”. Silenzio. Un ragazzo con lo zaino Decathlon prova a superarlo, ma il Profeta del Bancomat lo blocca con un gesto lento, teatrale. — “Non avere fretta, giovane. Il denaro è un’illusione. La fila, invece, è reale.” La signora rame sbotta: — “Ma io devo andare a prendere mio nipote!” — “E allora prenda suo nipote dentro di sé,” risponde lui, con la calma di chi ha letto troppi libri sbagliati. A quel punto il bancomat emette un bip secco, come un colpo di tosse elettronico. Sul display compare: “OPERAZIONE NON DISPONIBILE”. Il Profeta sorride, beato. — “Vedete? Anche oggi ci insegna la rinuncia.” La fila esplode in un coro di bestemmie creative che neanche a Trastevere il 15 agosto. Il ragazzo Decathlon lo spinge via, la signora rame lo supera con una violenza che contraddice ogni principio di mindfulness, e il Profeta, mentre viene trascinato verso il marciapiede, urla: — “NON POTETE PRELEVARE L’ILLUMINAZIONE!” E forse, per una volta, il bancomat ha davvero ragione.