
La cosa più paradossale di questo referendum è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia. Si è votato per decidere se le intenzioni del governo di riformare la giustizia fossero sincere oppure no.
Non sfugge infatti a nessuno che il nostro sistema giuridico sia profondamente malato. Ma quasi nessuno degli italiani era in grado di capire se le riforme proposte lo avrebbero effettivamente migliorato.
Una cosa però gli italiani l’hanno capita: i partiti di governo avevano una voglia matta, quasi sfrenata, di vincere a tutti i costi.
E questo ha fatto aumentare i sospetti.
A questi sospetti si aggiungano le uscite maldestre di Nordio (“Prima o poi anche la sinistra trarrà vantaggio dalla riforma”), della sua vice Bartolozzi (“Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”), di Tajani (“L’ordinamento giudiziario è quello voluto dal fascismo dove l’imputato è colpevole”), per non parlare deLla ciliegina finale della Meloni (“Se passa il no avremo per le strade spacciatori e pedofili”).
Di fronte a uscite del genere, l’italiano medio non ha più bisogno di capire i tecnicismi della riforma. Capisce che da parte del governo c’è, nella migliore delle ipotesi, una crassa ignoranza, e nella peggiore, vera e propria malafede.
E’ quindi vota no.
Il voto del referendum non è stato sulla giustizia, è stato sulla sincerità di chi lo proponeva.
Massimo Mazzucco