
Le parole più giuste per commentare le dimissioni di Bartolozzi e Delmastro e l’ipocrisia di Giorgia Meloni le ha trovate, come sempre, Pierluigi Bersani.
Che ieri sera, a Otto e Mezzo, ha messo in fila i fatti con la lucidità che lo contraddistingue:
“Questo referendum ha già cominciato a mordere, come si vede. Non è successo niente se non il referendum.
Avrebbe già dovuto dimettersi Delmastro, preso a fare affari con un prestanome della mafia. Un sottosegretario della giustizia. Quindi questo mi fa dire che, se avesse visto il sì, sarebbe ancora lì.
Questo dà già l’idea di come intendano lo svolgimento delle funzioni pubbliche con disciplina e onore. E quindi no, Meloni non se la cava così perché, ripeto, questo referendum non è acqua fresca.
Lei e il ministro Nordio sono i primi firmatari di una riforma che è stata bocciata radicalmente dagli italiani: dignità vorrebbe che si andasse a casa. Io andrei a casa. Per dignità dovrebbe dimettersi. Noi non presenteremo una mozione di sfiducia perché non entriamo in questo giochino. La lasciamo nel suo brodo, lei davanti a questo risultato deve vedere che profilo di dignità ha.
Lei davanti alla sua coscienza e al paese si porta il carico di aver preso una botta così senza andare a casa.
Noi abbiamo un piccolo oggetto che si chiama costituzione, che a differenza di tante altre costituzioni, ce la siamo proprio fatta noi. Non c’è da stupirsi che gli italiani abbiano questo istinto, è una regola familiare. C’è stata la resistenza, le forze politiche l’hanno interpretata, ci sono stati dei conti di genio nel costruire.
Loro non si sentono mani e piedi dentro quel quadro costituzionale per ragioni storiche. Non la sentono sulle spalle. Perché la Costituzione promette non solo regole, ma emancipazione, ma diritti.
Quante volte i magistrati si sono appellati alla Costituzione: l’amianto chi l’ha tirato fuori? I magistrati. Il tema dei rider chi l’ha tirato fuori? Il sottosalario chi l’ha tirato fuori? Non lo tira fuori il governo e il magistrato interviene.
Questa è la Costituzione. E agli italiani non dispiace questa Costituzione. Se ne rendano conto. Quindi, invece di inventarsi costituenti, si inchinassero. Andassero una volta al 25 aprile.
In questi quattro anni ma quante volte hanno detto parole propagandistiche, demagogiche, vere e proprie bugie? Gli italiani non è che ci credevano, ma le ritenevano accettabili.
Adesso la novità è, come si è visto, non le ritengono accettabili. È la prima volta che le balle non funzionano, è la prima volta che quel linguaggio demagogico, aggressivo e vittimistico prende una facciata. La gente non è scema, quando gli racconti che gli asini volano può far finta di crederci, se ha interesse a far finta”.