
Sembra incredibile, ma è tutto vero: Daniela Santanchè si è dimessa da ministra del Turismo.
Fermi tutti. Ripetiamolo, perché va assaporato: Daniela Santanchè non è più ministra della Repubblica.
Lascia dopo quarantotto ore di resistenza “eroica”. Quarantotto ore in cui ha dribblato domande, confermato appuntamenti, sfidato la premier, il partito, il Parlamento e il buon senso.
Ci sono voluti una telefonata privata, una nota pubblica di Palazzo Chigi, la mediazione di La Russa, la minaccia sulle deleghe, una mozione di sfiducia di tutte le opposizioni, la calendarizzazione in Aula per lunedì.
Ma soprattutto, è servito che il 53,7% degli italiani andasse alle urne e votasse No.
Sia chiaro: non si è dimessa per dignità istituzionale né è stata allontanata per decenza morale.
Santanchè è stata allontanata perché Meloni aveva bisogno di buttare qualcuno dalla slitta per non farsi mangiare dai lupi.
E il bello è che adesso, dopo Sgarbi, Montaruli, Sangiuliano, Delmastro, Bartolozzi e Santanché, il governo si presenterà come rinnovato.
Sei dimissioni in tre anni. Tutte per scandali, processi, figuracce. E la colpa, naturalmente, è sempre degli altri. Delle toghe, dei giornalisti, delle opposizioni, del destino.
Mai di una Presidente del Consiglio che li ha scelti, voluti e difesi fino all’ultimo giorno utile.