
Il mito di Glauco e Diomede è uno dei racconti più affascinanti dell’Iliade. L’incontro tra i due guerrieri, il primo troiano e il secondo acheo, è narrato nel sesto libro del poema omerico.
Come di consuetudine, prima di un duello i due guerrieri si presentano, raccontando le gesta della propria casata.
Lo scontro appare inevitabile, ma accade qualcosa di imprevisto: i due guerrieri scoprono, a partire proprio dai loro racconti, di essere vincolati da un antico legame di amicizia ed ospitalità.
Per gli antichi greci questo legame era così forte e sacro da impedire ogni forma di ostilità: lo scambio di doni tra ospite e chi ospita avviene ancora prima dello svelamento dei loro nomi. I due sono uniti in un legame simbolico di amicizia e fratellanza che nulla deve spezzare.
Diomede ricorda la bella coppa d’oro ricevuta in dono dal padre e i due decidono di rinnovare il loro legame: scesi dalle loro bighe, i guerrieri si scambiano le armature.
Omero, in modo sarcastico, commenta questo scambio: Glauco offre a Diomede la propria armatura d’oro, ricevendo in cambio quella, in bronzo, del guerriero acheo, assai meno preziosa.
La parola “simbolo” affonda le sue radici in questa consuetudine di scambio: per gli antichi greci il “sumbolon” era l’oggetto custodito da ciascuno dei membri vincolati dal legame di ospitalità, dono ospitale che testimonia di questo legame sacro.
Il legame simbolico va al di là del tempo e delle stagioni, degli anni e degli avvenimenti, dimostrandosi più forte, persino della guerra.
Il dialogo tra Glauco e Diomede è reso celebre anche dalle parole di Glauco, in risposta a Diomede:
“O magnanimo Tidide, perché chiedi la stirpe? Come è la stirpe delle foglie, così è anche quella degli uomini. Le foglie, alcune il vento ne versa a terra, altre il bosco in rigoglio ne genera, quando giunge la stagione della primavera: così una stirpe di uomini nasce, un’altra s’estingue.”
La vita degli uomini, fragile e destinata a finire, è paragonata alle foglie: la stirpe, le sue usanze e le sue tradizioni sono ciò che restano, al di là della sorte dei singoli. Così, anche il legame simbolico di ospitalità è destinato a sopravvivere a coloro che lo hanno fondato.
È davanti agli orrori della guerra che la caducità della vita umana è più evidente. Non a caso, la metafora che vede nella vita dell’uomo la stessa delicatezza e fragilità della foglia torna più volte nella letteratura, culminando nei versi della poesia “Soldati” di Giuseppe Ungaretti:
“Soldati
Si sta come come
d’autunno
sugli alberi
le foglie”