
Un duro appello scritto da settanta artisti e curatori della Biennale di Venezia rivolto al presidente Pietrangelo Buttafuoco: ché siano esclusi tutti i “governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra”. E quindi, spiegano gli artisti nel testo riportato da La Repubblica, non solo Russia, ma anche Israele e Stati Uniti, che da fine febbraio portano avanti la guerra in Medio Oriente. Secondo i firmatari, alla Biennale che avrà inizio il 9 maggio, non dovrebbero infatti partecipare i Paesi che portano avanti “forme crescenti di oppressione sistemica, disuguaglianze e cancellazione, inclusi il genocidio e la pulizia etnica in Palestina, in Sudan e in Myanmar, nonché la violenza dilagante, l’occupazione e la guerra in Camerun, Congo, Cuba, Iran, Kashmir, Libano, Mozambico, Ucraina, Venezuela e in troppi altri luoghi”.
“C’è una soglia oltre la quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere normalizzata”, spiegano gli artisti, che non passano sopra la dichiarazione di neutralità della mostra e l’auspicio del presidente di portare, almeno a Venezia, una “vera tregua”. “La Biennale – continuano gli artisti – ha rilasciato una dichiarazione di neutralità e noi ribattiamo che consentire la partecipazione a governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra, atrocità e genocidio non è neutrale”. Nella lettera, gli artisti scrivono di essere profondamente contrari alla decisione di trasferire il padiglione israeliano “in spazi adiacenti alla mostra principale, In Minor Keys, ideata da Koyo Kouoh”. Una scelta, spiegano, che andrebbe direttamente contro la visione dell’artista stessa