La lezione di Mousavi << Seyed Majiv Mousavi è il comandante delle forze aereo spaziali iraniane. E di lui, al momento, non ci è dato sapere di più. Né, in fondo, ci interessa. È, invece, estremamente interessante la sua risposta, ovviamente a distanza, a Donald Trump. Che, durante una delle sue, usuali, intemerate pubbliche, ha minacciato l’Iran di riportarlo all’età della pietra. Letteralmente. Niente di nuovo. Siamo ormai abituati a questi, diciamo così, discorsi fuori dalle righe del Presidente americano. Che non incidono, poi, per nulla sulla realtà delle cose. Interessante, invece, è la risposta del generale Mousavi. Che denota una formazione culturale, e una tendenza a riflettere prima di parlare, ignota a Trump. In sostanza Mousavi ha irriso alle minacce di Trump. Dicendo che ogni tentativo di Washington e Telaviv di distruggere l’Iran, avrebbe ricevuto una risposta durissima. Tale da metterli in ginocchio. E riportare Trump alla cruda realtà. Tuttavia, è interessante soprattutto la riflessione, potremmo dire storico-filosofica, con cui ha sostenuto queste sue affermazioni. L’Iran, ha detto, non ha solo 250 anni di storia come gli Stati Uniti. E gli iraniani sono adusi a un percorso storico plurimillenario. Perché l’Iran esiste da più di seimila anni. Seimila anni in cui, quello iranico, è sempre stato un impero. Un impero che risale a Ciro il Grande, e, forse, anche più indietro. Al regno dei Medi. E che ha attraversato i secoli fronteggiando sia l’Impero Romano che quello cinese. Passando attraverso la conquista araba e l’islamizzazione. Eppure ritrovando sempre se stesso. Riconquistando, costantemente, il suo ruolo di, grande, spazio di civiltà e cultura. Imponendo l’uso della lingua persiana come veicolo principale della letteratura e della storiografia anche ai popoli limitrofi. Rumi, Hafez, Firdusi e tanti altri grandi poeti hanno sempre, preferibilmente, usato il persiano. Una continuità di civiltà attraverso i secoli, i mutamenti della storia, le religioni, che non può essere capito da chi considera “antico” un palazzo del primo ‘900. Una chiave di lettura degli avvenimenti in corso, certo, insolita. Abituati come siamo a dei discorsi da cowboy. A sfuriate, sovente volgari, di maldipancia rapidi. E privi di ogni riflessione. Eppure, un discorso che dovrebbe farci capire una cosa. Una cosa ben precisa. Il mondo esisteva prima del governo di Washington. Esisteva molto prima dello strapotere, per altro oggi sempre più declinante, di questa America rappresentata da Trump e dai suoi furori. È, il nostro, un mondo molto più antico. Noi europei, noi italiani, ce lo siamo dimenticato. Un generale iraniano, però, ce lo sta ricordando. Al di là di come la si possa pensare, una lezione di cultura. E di civiltà>>