Diplomazia cinese <<In silenzio, con passo felpato e cercando di non comparire, ma Pechino sta muovendosi nel, caotico e pericoloso, scenario iraniano. Il fatto che la sede per le trattative di pace fra Tehran e Washington sia ad Islamabad ne è la, chiara, riprova. Il Pakistan è infatti un vassallo, a tutti gli effetti, della Cina. Dalla quale dipende sia economicamente che per quanto riguarda la sua sicurezza. La scelta della capitale pakistana, dove è già giunta la delegazione statunitense, è, quindi, un chiaro indicatore di chi sia entrato in gioco. Xi Jinping vuole decantare una, pericolosa, minaccia ai suoi confini. Una minaccia anche al necessario approvvigionamento di gas e petrolio iraniani. Dei quali l’economia cinese è, notoriamente, assetata. Ed è interessante notare come la delegazione statunitense sia guidata da Vance. Il Vice Presidente per un lungo periodo accantonato e costretto al silenzio. Perché Vance, notoriamente, è il riferimento di quell’America interna, industriale e produttiva, che è assolutamente contraria all’avventura iraniana. Considerata come una imposizione di Telaviv, ovvero di Netanyahu, ad un Trump troppo supino. Un’America che sta prendendo le distanze da Trump. E prefigurando le prossime Elezioni di Midterm come un autentico bagno di sangue per il Presidente. Che, cosciente di questo rischio – praticamente una certezza ora come ora – ha ridato ruolo a Vance, accantonato per molto tempo. Basterà? Difficile…e comunque saranno le urne a dirlo. Intanto, però, Vance va alla trattativa con gli iraniani. Trattativa difficile. E, tuttavia, se c’è un uomo a Washington in grado di portare a casa un risultato non disastroso, questi è proprio lui. Certo, vi è l’opposizione di Netanyahu. Che, non a caso, ha intensificato gli attacchi sul Libano e sulla stessa Beirut proprio in queste ore. Il capo del governo israeliano dichiara che il Libano ed Hezbollah non sono compresi nelle trattativa tra Washington e Tehran sullo stretto di Hormuz. E che, quindi, lui ha mano libera. Tehran, ovviamente, reagisce con una nuova stretta su Hormuz, e con lancio di missili e droni verso Israele. Dove, per altro, molti appaiono stremati, e vorrebbero una pacificazione, o per lo meno una lunga tregua con l’Iran. Ma Bibi fa orecchie da mercante. E tira dritto, di fatto cercando di fare saltare le trattative di Islamabad. Tuttavia, l’ombra di Pechino si staglia sempre più sulla scena iraniana. La Cina vuole una risoluzione netta del conflitto. Trump, al di là delle sue usuali sceneggiate, lo ha capito. Bisogna, ora, vedere quanto il Presidente statunitense possa davvero muoversi indipendentemente da Netanyahu. E, ovviamente, dalle potenti lobby economiche che sostengono la guerra ad oltranza con l’Iran>>.