
Allora, il grande pubblico continua a non capire cosa sta realmente accadendo in Medio Oriente, e il motivo è semplice: ragiona ancora con schemi infantili e obsoleti del tipo bianco/nero, buoni/cattivi. Per troppa gente – inclusi gli “analisti”, gli “editorialisti”, del mainstream come della “controinformazione” (velo pietoso…) – è tutto facilissimo: iraniani aggrediti = buoni, americani e israeliani aggressori = cattivi. Con questo binarismo da telenovela non si capirà mai nulla di quello che succede davvero. Occorre complicare un po’ la narrazione per capirci qualcosa. I vertici iraniani che sono stati decapitati non erano certo dei “resistenti anti-imperialisti”. Erano legati a doppio filo al vecchio potere globalista. Ricordate i miliardi di dollari fatti arrivare all’Iran dall’amministrazione Obama? Non era filantropia. Era un investimento. Per decenni Iran e Israele sono stati due facce della stessa medaglia: strumenti nelle mani di élite transnazionali che giocavano su più tavoli. Quello che la gente non capisce è che quella in corso non è una guerra tra nazioni: è una guerra fra due fazioni transnazionali. Da una parte c’è il vecchio sistema di potere finanziario morente, quello che ha controllato per decenni le vecchie amministrazioni USA, pezzi dell’establishment israeliano e anche la leadership teocratica iraniana. Dall’altra, chi sta cercando di spingere il mondo verso un assetto realmente multipolare, più sfaccettato e meno dominato da un unico centro di potere. Quest’ultima alleanza include Trump, Putin, Xi e alcuni altri attori, grandi e piccoli. E indovinate chi, negli ultimi anni, ha fatto di tutto per far scoppiare la Terza Guerra Mondiale? Proprio quell’élite che sta dietro alle vecchie strutture di potere: quella che ha usato indifferentemente Washington, Tel Aviv e Teheran come pedine sulla scacchiera. La gente continua a tifare per una squadra o per l’altra come allo stadio e intanto la partita vera si gioca su un altro livello. Capirlo o meno farà la differenza tra chi comprende il mondo che sta cambiando e chi resterà intrappolato nelle narrazioni del secolo scorso.