
Ormai le navi cinesi che solo oggi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz sono quattro. Sempre in questi giorni, anche altre ne sono transitate, iraniane o ancora battenti varie bandiere, come Malawi, Ghana, ecc, di “paradisi degli armatori” o utili per le “flotte ombra”.
Passano tutte attraverso il vasto blocco navale americano che, per quanto importante, con 12 navi concentrate nel Golfo dell’Oman e soprattutto nel Mar Arabico, resta sostanzialmente inerte, senza un’immediata capacità di poter prendere l’iniziativa. Privo dunque della possibilità di poter passare all’operatività militare, gli unici danni che provoca sono a chi l’ha voluto, Washington, che sempre più patisce critiche, prese di distanza e defezioni dai suoi alleati.
Ora si capisce ancora meglio perché a Teheran, scherzosamente, durante il conflitto, dissero che non potevano aver migliore alleato di Trump: con la sua condotta suicida, sta infatti facendo più danni agli interessi di Washington di quanti mai gliene abbiano fatti, nel corso della storia, tutti i suoi nemici.
Il bello è che nel frattempo Washington afferma, per mezzo del CENTCOM, che non vi è stata alcuna violazione al blocco navale, mentre i tracciati satellitari mostrano le navi che passano con la massima tranquillità. Praticamente un po’ come quando cadeva il regime e alla televisione davano i balletti.