
3 Luglio 1988: L’Imperdonabile Vergogna di Washington e il Premio per un Massacro Impunito
Articolo di Luciano Tovaglieri, Segretario Nazionale di IGNIS Fuoco Italico
Un crimine americano impunito
Il 3 luglio 1988, nel pieno delle tensioni nel Golfo Persico, l’incrociatore statunitense USS Vincennes abbatté il volo civile Iran Air 655. A bordo c’erano 290 persone. Nessun superstite. Sessantasei erano bambini.
Non si trattava di un aereo militare. Non si trattava di una minaccia in atto. Era un Airbus di linea, in volo su una rotta commerciale regolare, identificato come civile dai sistemi di bordo e diretto a Dubai. Eppure fu distrutto da un missile. Questo massacro, però, non è un episodio isolato nella storia dell’arroganza militare a stelle e strisce: oggi come ieri, gli Stati Uniti dimostrano di considerare la vita degli innocenti una variabile trascurabile. Lo abbiamo visto con l’abbattimento del volo Iran Air, ma anche nel silenzio che circonda l’eccidio del Cermis, quando un aereo militare americano tranciò di netto i cavi di una funivia, uccidendo 20 civili inermi. In quel caso, come in questo, i colpevoli sono tornati a casa senza scontare un solo giorno di galera. E, in un osceno parallelismo con la recente aggressione a Gaza e ai conflitti per procura, non possiamo dimenticare le bambine iraniane delle scuole di Isfahan e altre città, sterminate senza un perché all’inizio di quest’ultima guerra con l’Iran, vittime di una violenza sistematica che non chiede il permesso ai tribunali internazionali.
La versione ufficiale statunitense parla di errore: l’aereo sarebbe stato scambiato per un caccia F-14 iraniano in fase di attacco. Ma questa spiegazione, pur accettata formalmente, lascia aperte domande enormi e rivela una verità agghiacciante: per gli Stati Uniti, uccidere erroneamente uomini innocenti è un crimine solo se le vittime sono americani. Se sono iraniani, italiani (come sul Cermis) o afghani, allora diventa un semplice “danno collaterale”. Com’è possibile che un sistema militare tra i più avanzati al mondo confonda un aereo di linea in salita con un caccia in attacco? Com’è possibile che segnali identificativi civili vengano ignorati? La risposta più onesta è scomoda: non si è trattato di un errore, ma del prodotto di una cultura bellica aggressiva che ha privilegiato la reazione armata rispetto alla prudenza.
Il responsabile e la sua vergognosa decorazione
Il comandante dell’USS Vincennes, all’epoca dei fatti, era il capitano William C. Rogers III. Ebbene, lungi dal subire una corte marziale o un’umiliazione pubblica, questo militare responsabile della morte di 290 civili ha ricevuto la Legion of Merit (Legione al Merito) , una delle più alte decorazioni statunitensi, per “il servizio eccezionalmente meritorio” svolto proprio durante il periodo dell’abbattimento. Gli Stati Uniti, quindi, non solo non puniscono i propri assassini in divisa, ma li premiano. Hanno trasformato una strage in una medaglia.
Dopo la tragedia, Washington versò un misero risarcimento economico alle famiglie (senza mai parlare di “risarcimento per omicidio”), ma senza riconoscere una responsabilità legale piena e senza formulare scuse politiche all’altezza. Al contrario, il governo Reagan prima mentì spudoratamente, poi minimizzò, e infine insabbiò.
Questo episodio, per la sua portata, dovrebbe occupare un posto centrale nella memoria collettiva internazionale come il più grande crimine dell’aviazione civile impunito. E invece, nel discorso pubblico occidentale, resta marginale. Non è difficile capire perché: l’Occidente non può permettersi di guardare allo specchio la propria ipocrisia. Perché una comunità internazionale credibile non può permettersi due pesi e due misure. Finché gli Stati Uniti continueranno a decorare i macellai del cielo (dal Vincennes ai piloti che sganciano bombe su matrimoni afghani) e a rifiutare l’estradizione dei propri criminali di guerra, ogni loro richiamo al “diritto internazionale” sarà solo una sporca ipocrisia.
Condanna e vergogna imperitura: Che il nome di William C. Rogers III e della sua Legion of Merit sia segnato da una vergogna imperitura, così come sia infame la cultura dell’impunità che trasforma i cieli dell’Iran, le montagne del Cermis e le scuole delle bambine iraniane in cimiteri a cielo aperto senza mai un giudice, senza mai una galera, senza mai una vera giustizia.