
Le classi popolari hanno votato a destra perché la sinistra era tutta dentro al governo Draghi, e ancor più perché essa, da almeno vent’anni, è consustanziale al vincolo esterno, all’austerità, alle tasse, alla burocrazia, alla riforma delle pensioni, etc.
Il reddito di cittadinanza le ha divise, le classi popolari, perché gli stipendi di chi un lavoro ce l’aveva sono rimasti miserabili.
Le cassiere della coop (ottocento euro al mese per 36 ore settimanali), quando hanno visto i loro cugini cocainomani e spaccini riceverne seicento senza fare un cazzo, si sono fatte girare i coglioni e hanno votato Meloni. Me lo hanno detto loro, con questi stessi termini.
[Hanno sbagliato? Secondo me un po’ sì, visto che i soldi li regaliamo comunque con la NASPI consustanziale al modello turistico, che è cresciuta perché Giorgia ha continuato la linea Draghi. Ma ho provato a capirle, non era difficile. Gli stipendi sono troppo bassi per questi giochi]
Giorgia Meloni l’hanno votata i poveri e i lavoratori, non solo loro, e non tutti, ma molti, moltissimi. E però l’economia va male e i soldi sono sempre di meno, e a votare non ci ritorneranno, soprattutto se tra una settimana parte lo sciopero dei camion, a far salire i prezzi. Me lo hanno detto loro.
Come sempre accade in questo paese, la vittoria di uno dei due schieramenti è modulata sul tasso di astensione dei delusi dal vincente della tornata precedente. E infatti siamo arrivati all’osso del prosciutto.
Schierarsi col PD significa schierarsi contro i poveri. Significa pensarli ormai perduti, rintanati nel privato, incattiviti ad odiare gli ultimissimi dentro alla guerra sociale permanente, attratti dai dittatori, indegni di partecipare al dibattito.
Significa sperare che se ne restino a casa onde far vincere gli oppositori del governo attuale, i cui elettori saranno tutti mobilitati alla strenua lotta contro il fascismo.
Significa lasciarli in preda ai mostri, agli avventurieri, ai pagliacci, agli odiatori professionali degli ultimissimi.
Niente è più fatale ai poveri della guerra, ergo bisognerebbe fare la guerra a chi vuole la guerra. Ohibò, i due partiti della guerra sono il PD e Fratelli d’Italia, sono e saranno sempre loro a decidere, in ogni caso.
In uno scenario del genere, votare il primo (o i suoi alleati) per fare danno al secondo (e ai suoi cespugli) significa votare per la guerra. Possibile che sia così difficile capire un assunto tanto lapalissiano e lampante? Gli alleati contano zero, il presidente non vede l’ora di ratificare una maggioranza traballante e disomogenea onde varare l’ennesimo governo di unità nazionale per “tener fede ai patti internazionali” e far fronte ai “gravosi impegni”. E i partiti risponderanno, hanno sempre risposto. Nel frattempo che questo balletto continua, noi moriamo.
Io sto coi poveri anche quando sbagliano, perché i corpi intermedi sono saltati, perché la seconda repubblica può essere definita come un gigantesco e straordinario accrocco sistemico costruito per togliere rappresentanza politica alle classi popolari.
C’è un’immensa, sterminata prateria di decine di milioni di persone che non vuole andare in pensione a settantun anni, che non vuole morire di cancro e non ha i soldi per una tac, che non vuole pagare i cessi d’oro di Zelensky. Un fronte terzo e popolare, oppure stiamo a casa, prese per il culo anche basta.