
C’è una PEC arrivata a Palazzo Chigi con un oggetto che è già tutto un programma: “Diffida all’utilizzo del nome di Enrico Mattei”.
A firmarla, il nipote del fondatore dell’ENI. La famiglia ha chiesto ufficialmente a Giorgia Meloni di togliere il cognome del nonno dal suo Piano africano.
Cioè: gli eredi del più grande stratega energetico della storia italiana hanno dovuto mandare una raccomandata alla Presidente del Consiglio per dirle “guardi, per cortesia, il nome lo lasci stare”.
Succede raramente, nella storia di un Paese, che una famiglia si senta in dovere di intervenire per proteggere il defunto dalla gestione di una Presidente del Consiglio.
Il motivo lo spiega Pietro Mattei sul quotidiano la Stampa. E lo spiega con una frase che meriterebbe di essere incorniciata: “All’inizio ho detto vediamo che fanno. Ma adesso trovo veramente inaccettabile le politiche del governo. Sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti. Mattei aveva sfidato gli americani, non era il loro servo”.
Ed è proprio così. Enrico Mattei, negli anni ’50, sfidò gli americani. Ruppe il cartello delle Sette Sorelle. Trattò con i russi, con l’Iran, con i paesi arabi. Costruì una politica energetica italiana e autonoma.
Giorgia Meloni, nel 2026, ha intitolato a lui un Piano che fa esattamente il contrario.
Il nipote, nella diffida, scrive che il governo sta usando quel nome “a scopi di propaganda che distorcono l’eredità politica di Eni”.
Poi c’è il capitolo africano, quello su cui il Piano si dovrebbe reggere. Mattei, ricorda il nipote, selezionava i giovani sul posto, li formava nelle scuole dell’ENI, li rimandava nei loro Paesi a lavorare per i loro Paesi.
Meloni, con gli africani, ha un approccio lievemente diverso: li paga perché restino in Tunisia, li fa respingere in Libia, li imbarca sugli aerei per l’Albania.
Un “approccio lontano”, scrive il nipote.
E così, dopo averci pensato due anni, Pietro Mattei ha deciso che bastava. Causa civile e causa penale: “Faremo causa, civile e penale. Stanno vendendo una scatola vuota”.
Il riassunto finale, volendo, è questo: siamo arrivati al punto in cui un governo italiano, non sapendo come chiamare le proprie idee (peraltro scarse), si mette ad attingere ai cognomi dei morti illustri. Sperando che nessuno protesti.
Solo che stavolta il morto illustre ha lasciato un nipote. E il nipote ha un avvocato.
E ha appena scritto una PEC.