
Nel 1950 Alcide De Gasperi arrivò a Matera, vide i Sassi e li definì «vergogna nazionale». Due anni dopo firmò una legge per svuotarli.
Quella legge spostò 17.000 persone. Di forza. Un terzo della città intera, caricato su camion e trasferito in quartieri moderni appena costruiti fuori dalle grotte.
Le abitazioni rupestri — alcune occupate senza interruzione dai tempi della preistoria — vennero dichiarate inabitabili. Sigillate. Dimenticate.
Aspetta.
Nel 1993, quarantuno anni dopo lo sgombero, l’UNESCO iscrive quei sassi nel Patrimonio dell’Umanità. Primo sito del Sud Italia in assoluto. I criteri citati: stratificazione storica unica, paesaggio culturale vivente, testimonianza eccezionale di civiltà rupestre.
Le stesse grotte.
Oggi dentro quelle cavità ci dormono turisti da tutto il mondo — hotel a quattro e cinque stelle scavati nella roccia calcarea. Mel Gibson ci ha girato scene di film. Bond anche. Matera supera 1 milione di visitatori l’anno e viene venduta al mondo come simbolo dell’Italia autentica, profonda, irriproducibile.
Il ribaltamento è totale. E avviene nel giro di una sola generazione: i figli degli sfollati hanno visto le loro case d’infanzia trasformarsi in suite di lusso.
Una generazione ha vissuto in quelle grotte come in una vergogna da cancellare. Quella dopo ci paga centinaia di euro a notte per dormirci.
In breve:
1950: De Gasperi chiama i Sassi di Matera ‘vergogna nazionale’ e firma la Legge del 1952 per sgomberare 17.000 persone
1993: gli stessi Sassi diventano il primo sito UNESCO del Sud Italia
Oggi: hotel di lusso nelle grotte, set cinematografici, oltre 1 milione di visitatori l’anno