
“Stanno vendendo una scatola vuota”. È la frase con cui Pietro Mattei, nipote di Enrico Mattei, porta lo scontro con il governo di Giorgia Meloni sul terreno più simbolico: l’uso del cognome di famiglia per il Piano Mattei, il progetto con cui Palazzo Chigi punta a rilanciare i rapporti tra Italia e Africa. Secondo quanto riporta il quotidiano La Stampa, il 27 marzo alla Presidenza del Consiglio è arrivata una Pec. Oggetto: “Diffida all’utilizzo del nome di Enrico Mattei in relazione al cosiddetto Piano Mattei”. Una chiara minaccia di azioni legali: “Faremo causa, civile e penale”. La firma è soltanto quella di Pietro Mattei. Il quotidiano ha raccolto le parole sue e quelle della sorella Rosangela, detta Rosy.
Per il governo, il Piano Mattei è un’iniziativa strategica fondata su partenariati “paritari”, pensata per superare la tradizionale logica donatore-beneficiario e costruire nuove relazioni economiche ed energetiche con il continente africano. Il richiamo a Enrico Mattei è esplicito: il fondatore di Eni fu colui che negli anni Cinquanta cercò di garantire all’Italia maggiore autonomia energetica, sfidando i grandi cartelli petroliferi internazionali e trattando direttamente con i Paesi produttori.
È proprio questo parallelo che il nipote respinge. Nella diffida, l’operato del governo Meloni viene definita in “totale antitesi” rispetto alla figura dello zio, mentre l’uso del suo nome sarebbe “finalizzato a scopi di propaganda”. “All’inizio – spiega Pietro – ho detto ‘vediamo che fanno’. Ma adesso trovo veramente inaccettabili le politiche del governo. Sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti. Mattei aveva sfidato gli americani, non era il loro servo. E secondo alcune tesi potrebbe essere stato ucciso proprio per questo. Meloni invece non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington e assiste inerme a un genocidio in Palestina. Se lo immagina Mattei di fronte a questo?”. Secondo l’erede, in sostanza, invece di perseguire “la sovranità energetica nazionale” il governo starebbe mostrando “una marcata subordinazione agli interessi degli Usa”.