
In Sardegna avevamo buttato via uno dei giacimenti di terre rare più grandi d’Europa.
Non era sepolto in profondità. Era in un cumulo di scarti di cava. Letteralmente spazzatura industriale accumulata per decenni.
Benvenuti a Buddusò, provincia di Sassari, dove si estrae granito da generazioni. Quando tagli la roccia, butti via i pezzi che non servono. E qui li buttiamo via da tanto tempo — ammassati in discariche a cielo aperto, dimenticati.
Aspetta.
I ricercatori del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Ferrara — Elena Marrocchino, Antonello Aquiliano e il loro team — hanno analizzato quegli stessi scarti nell’ambito del progetto europeo REGS II (Recycling of Granite Scraps). E quello che hanno trovato dentro il granito locale ha cambiato tutto.
I graniti di Buddusò contengono fino al 15% di allanite. Quindici per cento. La maggior parte dei graniti, in Sardegna e in Europa, non ne ha praticamente nulla. Qui è un quinto della roccia.
E l’allanite non è un minerale qualsiasi. È una delle fonti più ricche di terre rare leggere: lantanio, cerio, praseodimio, samario, neodimio. Nomi che forse non dici a cena, ma che muovono l’economia verde globale. Il neodimio è nei magneti permanenti delle turbine eoliche e dei motori elettrici. Il cerio è nei catalizzatori e nei pannelli solari. Il lantanio finisce nelle batterie ad alta densità.
Spoiler: l’Europa importa oltre il 90% delle sue terre rare dalla Cina. Non perché non ne abbia — ma perché non sapeva dove guardare.
Il progetto REGS II nasce esattamente da questa idea: non aprire nuove miniere, non scavare nuovo suolo. Recuperare quello che era già stato estratto, lavorato e gettato via. Le discariche di Buddusò non sono un problema ambientale da bonificare. Sono un giacimento da sfruttare. I risultati sono stati presentati al REM Tech 2022 e portati all’attenzione di fondi europei LIFE e PON REACT-EU.
La scoperta è classificata come uno dei giacimenti potenzialmente più grandi d’Europa. Non perché la concentrazione di terre rare sia straordinariamente alta in termini assoluti — ma perché il materiale è già estratto, già in superficie, già separato dalla roccia madre. Il costo di recupero crolla. L’impatto ambientale di una nuova estrazione scompare.
Qualcuno ha trasformato decenni di rifiuti industriali sardi nel possibile cuore della transizione energetica europea. Non serviva scavare più in profondità. Bastava smettere di guardare dall’altra parte.
In breve:
Negli scarti di cava di granito di Buddusò (Sassari) è stato trovato un potenziale giacimento di terre rare tra i più grandi d’Europa.
I graniti locali contengono fino al 15% di allanite, minerale ricco di neodimio, cerio e lantanio — fondamentali per la transizione energetica.
La scoperta, frutto del progetto europeo REGS II dell’Università di Ferrara, punta a recuperare materie critiche dai rifiuti di cava già esistenti, senza nuove estrazioni.